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Gas, l’Europa arriva all’inverno con le scorte basse: il conto rischia di arrivare nelle bollette

Gli stoccaggi dell’Unione sono pieni per poco più del 73%, contro l’83% di un anno fa. Un’analisi stima che, senza nuove forniture, potrebbe servire ridurre la domanda invernale del 7%. La rete è in grado di reggere nelle condizioni ordinarie, ma freddo, concorrenza per il GNL e stop al gas russo restringono i margini. L’Italia ha riserve più alte della media europea: non è però al riparo dai rincari.

L’Europa non sta per finire il gas. Ma si prepara ad affrontare l’inverno con una riserva più piccola, in un mercato internazionale nel quale procurarsi forniture aggiuntive è diventato più difficile e costoso. È questa la distinzione decisiva dietro l’allarme sulle scorte: il rischio immediato è un aumento dei prezzi; una carenza materiale di gas richiederebbe una combinazione di condizioni sfavorevoli, a cominciare da un inverno rigido e da un afflusso insufficiente di gas naturale liquefatto, il GNL che arriva via nave.

I numeri spiegano perché la questione sia tornata urgente. Secondo Gas Infrastructure Europe, all’8 ottobre gli stoccaggi dell’Unione europea erano pieni al 73,12%, con circa 828 terawattora di gas immagazzinato. Nel rapporto pubblicato il giorno precedente, la rete europea dei gestori dei gasdotti, ENTSOG, prende come riferimento il 1° ottobre: 72% di riempimento, pari a circa 74 miliardi di metri cubi, contro l’83% e circa 85 miliardi di metri cubi alla stessa data del 2025.

Non è soltanto una differenza percentuale. Sono circa 11 miliardi di metri cubi in meno nella fotografia di inizio ottobre, proprio mentre si apre la stagione in cui famiglie, imprese e centrali elettriche aumentano i consumi. L’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, ripresa da Politico, osserva che il livello delle scorte è il più basso per questo periodo dell’anno dall’inizio delle rilevazioni nel 2011.

Che cosa significano i 14 miliardi di metri cubi

La stima più impressionante circolata nelle ultime ore parla di 14 miliardi di metri cubi, circa il 7% della domanda invernale europea. Va letta per quello che è: uno scenario di domanda da compensare, non la previsione che a marzo mancheranno certamente 14 miliardi di metri cubi alle utenze.

IEEFA calcola che, partendo da stoccaggi meno pieni, l’Europa potrebbe ottenere dalle riserve circa 7,3 miliardi di metri cubi in meno tra novembre e marzo rispetto all’inverno precedente. A questo fattore si aggiunge la perdita delle importazioni di GNL russo prevista da gennaio 2027. Se il gas non fosse sostituito con altre importazioni, il sistema potrebbe dover ridurre la domanda rispetto allo scorso inverno. Da qui la stima del 7%, pari a circa 14 miliardi di metri cubi.

La differenza è sostanziale. Quel volume può essere recuperato, almeno in parte, attirando più navi metaniere, utilizzando altre forniture disponibili o consumando meno gas. Ognuna di queste possibilità ha però un prezzo economico o industriale. Ed è proprio sul costo della sostituzione che si gioca la partita più probabile per famiglie e imprese.

Anche i 3 miliardi di euro indicati da IEEFA vanno interpretati correttamente: sono la stima del costo per coprire con importazioni aggiuntive il minor contributo atteso dagli stoccaggi, non la fattura per sostituire l’intero volume di 14 miliardi di metri cubi. Ai prezzi considerati dall’istituto, procurarsi quella quantità di gas costerebbe circa il 12% in più rispetto al 2025.

La rete regge, ma dipende dalle navi

Il rapporto ENTSOG presenta scenari diversi e aiuta a capire dove finisca la normale preparazione all’inverno e dove inizi il rischio. Con una domanda invernale ordinaria, la rete europea è in grado di soddisfare i consumi anche riducendo al minimo il contributo dei gasdotti russi. Il risultato, tuttavia, cambia molto a seconda del GNL disponibile: nello scenario di afflussi giudicati ottimali, gli stoccaggi europei terminerebbero marzo 2027 al 29%; con una disponibilità più limitata di GNL, scenderebbero al 13%.

La percentuale di fine stagione conta perché il gas rimasto è la protezione contro un’ondata di freddo tardiva e il punto di partenza per ricostituire le scorte nell’estate successiva. Inoltre, quando uno stoccaggio si svuota, diminuisce la velocità con cui il gas può essere estratto. Avere ancora gas nel sottosuolo, quindi, non equivale sempre a poterlo immettere nella rete con la rapidità richiesta in un giorno di consumi eccezionali.

Il quadro diventa più severo nell’ipotesi di inverno freddo simulata da ENTSOG. Con un afflusso di GNL “ottimale” secondo le ipotesi del rapporto, l’analisi individua una necessità di riduzione della domanda, oppure una domanda che potrebbe rimanere scoperta, pari al 7% dei consumi di quello specifico scenario. Se il GNL disponibile fosse ancora meno, la quota salirebbe al 12%. In entrambi i casi gli stoccaggi arriverebbero all’11%, livello corrispondente alle riserve strategiche che non sono liberamente utilizzabili sul mercato in condizioni normali.

Il 7% dello scenario ENTSOG non è lo stesso calcolo dei 14 miliardi di metri cubi di IEEFA: nasce da ipotesi differenti e, nel modello dei gestori, equivale a circa 22 miliardi di metri cubi di domanda di un inverno particolarmente freddo. Sommare o confondere queste cifre trasformerebbe un’analisi dei rischi in una previsione ingannevole.

La Commissione europea, dopo aver esaminato il rapporto con i governi, ha sottolineato l’altro lato del quadro: l’infrastruttura dell’Unione è abbastanza flessibile da gestire importazioni maggiori di GNL e compensare parte delle scorte più basse. La capacità europea di rigassificazione stimata da ENTSOG è di circa 145 miliardi di metri cubi per stagione invernale. Ma una capacità disponibile nei terminali non assicura, da sola, che sul mercato mondiale ci siano carichi sufficienti da acquistare a un prezzo sostenibile.

Perché le scorte sono più basse

Il riempimento degli stoccaggi dipende anche dagli incentivi economici. In genere un operatore compra gas nei mesi caldi, lo immagazzina e lo vende in inverno, quando il prezzo è più alto. Quest’anno il divario tra prezzo estivo e prezzo invernale si è ristretto; per parte della stagione è stato addirittura più conveniente vendere subito che acquistare e pagare per conservare il gas. Il risultato è stato un ritmo di iniezione meno favorevole alla ricostituzione delle riserve.

Si aggiunge un cambiamento più profondo. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa ha ridotto drasticamente la dipendenza dai gasdotti di Mosca, ampliato le possibilità di importare GNL e ridotto i consumi rispetto al periodo precedente alla crisi. Ha guadagnato capacità di diversificazione, ma si è esposta maggiormente alla competizione sul mercato mondiale del gas trasportato via nave.

Secondo l’autorità europea dei regolatori dell’energia, ACER, nel 2025 il GNL ha rappresentato ormai quasi metà della fornitura di gas dell’Unione e il 58% delle importazioni europee di GNL è arrivato dagli Stati Uniti. È un’alternativa alla dipendenza dalla Russia, ma non elimina il rischio: un carico di GNL può essere conteso da compratori europei e asiatici, mentre crisi e interruzioni lungo le rotte marittime possono ridurre l’offerta globale.

Il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà del traffico attraverso lo stretto di Hormuz aggravano questa concorrenza. Il Qatar rappresentava una quota relativamente limitata delle importazioni europee di GNL, ma il suo peso nel mercato mondiale è molto più grande. Se diminuisce il gas disponibile per tutti, l’Europa può continuare ad attirare navi offrendo di più. Il primo effetto di una tensione del genere è dunque il rincaro, prima ancora dell’eventuale necessità di limitare i consumi.

Lo stop al GNL russo arriva nel mezzo dell’inverno

Dal 1° gennaio 2027 entrerà in vigore il divieto europeo di importare GNL russo nell’ambito dei contratti di lungo periodo. È una scelta strategica maturata dopo la guerra contro l’Ucraina: interrompere gli acquisti che continuano a produrre entrate per Mosca e chiudere una dipendenza che l’Europa ha già pagato cara. Ma il calendario fa coincidere la scadenza con i mesi centrali della stagione di riscaldamento.

Il punto, quindi, non è stabilire se l’Unione debba tornare ad affidarsi al gas russo. È capire quanto rapidamente e a quale prezzo riuscirà a sostituire i volumi residui. IEEFA segnala che, nella prima metà del 2026, la Russia forniva ancora circa il 19% del GNL importato dall’UE. Un divieto noto in anticipo permette di prepararsi, ma non crea automaticamente nuovi carichi sul mercato internazionale.

Per questo Bruxelles osserva insieme tre dati: livello degli stoccaggi, flussi di gas in arrivo e andamento dei prezzi. Le regole europee mantengono l’obiettivo di riempire gli impianti al 90% nel periodo tra il 1° ottobre e il 1° dicembre, con margini di flessibilità in condizioni di mercato difficili. La Commissione aveva invitato i governi a valutare l’uso di tali margini per evitare una corsa simultanea agli acquisti che avrebbe spinto ancora più in alto le quotazioni. La flessibilità riduce il rischio di pagare qualsiasi prezzo pur di riempire i depositi; lascia però un cuscinetto iniziale più sottile se l’inverno si rivela rigido.

L’Italia è più coperta, ma pagherà il prezzo europeo

La posizione italiana è migliore della media dell’Unione sul fronte delle riserve. Nei dati Gas Infrastructure Europe relativi all’8 ottobre, gli stoccaggi nazionali risultavano pieni all’88,3%, con circa 179,6 terawattora immagazzinati. Nello stesso momento la Germania, il principale consumatore europeo, era al 59,4% e i Paesi Bassi al 61,3%. L’Italia è dunque vicina al traguardo del 90% e dispone di un margine importante per affrontare l’inizio della stagione fredda.

Questa maggiore copertura riduce il rischio di una difficoltà fisica immediata, ma non isola il Paese dal mercato comune. Se la Germania o altri grandi compratori devono acquistare più GNL per compensare scorte basse, la domanda aggiuntiva può spingere verso l’alto il prezzo europeo. Il rincaro si trasmette poi al costo del gas acquistato dalle imprese italiane e, con tempi e modalità diversi a seconda dei contratti, alle bollette domestiche e ai prezzi dell’elettricità.

Un segnale è già visibile: ARERA ha comunicato che a settembre la spesa dell’utente tipo nel servizio gas di tutela della vulnerabilità è salita del 12,7% rispetto ad agosto, in seguito al rialzo delle quotazioni all’ingrosso. Non è una previsione delle bollette dei prossimi mesi, né rappresenta tutti i contratti dei consumatori italiani. Mostra però quanto rapidamente la tensione sui mercati possa arrivare al costo dell’energia.

C’è anche una differenza geografica che la media europea nasconde. Gli impianti di stoccaggio, i terminali GNL e le connessioni tra gasdotti non sono distribuiti uniformemente. ENTSOG segnala che i Paesi senza sbocco al mare dell’Europa centrale e sudorientale potrebbero avere maggiori difficoltà ad accedere ai carichi di GNL. In una crisi, perciò, non basta che nel continente esista gas sufficiente sulla carta: deve poter arrivare dove serve, quando serve.

La prova sarà nei mesi più freddi

La traiettoria dell’inverno dipenderà da variabili che oggi non si possono conoscere: temperature, disponibilità di GNL, continuità dei flussi via gasdotto, concorrenza degli acquirenti asiatici e capacità di ridurre i consumi senza colpire duramente l’attività economica. Il dato acquisito è che l’Europa parte con meno riserve di un anno fa. L’altro dato acquisito è che dispone di una rete più flessibile e di una domanda strutturalmente inferiore a quella precedente alla crisi del 2022.

Tra questi due fatti si colloca il vero rischio politico ed economico. Se i carichi arrivano e il freddo resta contenuto, il sistema può attraversare la stagione senza razionamenti. Se invece le forniture si restringono e la domanda sale, la prima risposta del mercato sarà probabilmente alzare i prezzi per attirare gas da altre destinazioni. A pagare saranno soprattutto i consumatori e le imprese più esposti ai costi energetici. Le limitazioni dei consumi appartengono agli scenari più difficili, ma prepararsi adesso serve proprio a impedire che diventino necessarie.

Fonti