Il femminicidio di Lorena Isceri, che ha sconvolto l’intero Paese, continua a far emergere nuovi sviluppi. È stata disposta per oggi l’autopsia sul corpo della donna, e su quello di Federico Vella. Un esame ritenuto fondamentale per ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto, e chiarire alcuni aspetti ancora al vaglio degli investigatori. Gli accertamenti medico-legali potrebbero infatti fornire ulteriori elementi utili alle indagini e contribuire a delineare il quadro della vicenda.
Nuovi sviluppi nelle indagini: oggi gli esami autoptici
Nuovi elementi sul femminicidio di Lorena Isceri, la 45enne di origine salentina uccisa dal suo ex compagno, Federico Vella, il 3 settembre, si aggiungono a questa drammatica vicenda. È previsto per oggi l’esame autoptico sul corpo della donna e su quello dell’uomo, che si è suicidato dopo l’omicidio. L’autopsia sarà fondamentale per chiarire uno degli aspetti ancora da ricostruire: stabilire se Lorena fosse ancora in vita quando è stata gettata dal cavalcavia della A1, a Barberino del Mugello, oppure se fosse già morta prima della caduta, avvenuta da un’altezza di circa 40 metri.
Un elemento che potrebbe fornire importanti riscontri agli investigatori sulla dinamica dei fatti. Secondo quanto ricostruito, Vella avrebbe atteso Lorena nel garage, per poi aggredirla e rapirla, immobilizzandola con delle fascette da elettricista. Elementi che sembrerebbero accertare l’intenzione della premeditazione. Da quel momento sarebbe iniziata la drammatica sequenza che ha portato alla morte della donna e, successivamente, al suicidio dell’uomo. Sarà fondamentale, quindi, stabilire se Lorena fosse già morta nel bagagliaio dell’auto prima di essere gettata dal cavalcavia. L’esame sul corpo di Vella, insieme agli accertamenti tossicologici, servirà invece a verificare se l’uomo avesse assunto sostanze stupefacenti prima dell’omicidio.
Il dolore che unisce: una fiaccolata a Firenze per ricordare Lorena
«Il possesso non è amore». «Il patriarcato non ci protegge, ci uccide». Queste sono solo alcune delle frasi comparse sugli striscioni durante la fiaccolata organizzata a Firenze per ricordare la giovane Lorena, proprio sotto la sua abitazione. Una manifestazione partecipata e sentita, con una folla composta ma profondamente commossa, scesa in strada con una candela, un fiore, tra applausi e bende rosse appese alle finestre in segno di vicinanza e solidarietà. Per le strade, il dolore si è trasformato in un momento di raccoglimento collettivo, con il nome di Lorena scandito dal silenzio, dalle candele accese e dai messaggi lasciati da chi ha voluto esserci. Un gesto semplice, ma carico di significato, per ricordare una donna la cui vita è stata spezzata, e per ribadire, ancora una volta, la necessità di contrastare ogni forma di violenza. Presenti anche le istituzioni, accanto alla famiglia della vittima in questo momento di dolore. Una comunità stretta attorno ai suoi cari, ma anche una folla che chiede di non restare in silenzio, e che non vuole più dover contare un’altra donna uccisa per mano di un uomo.
L’appello di papà Franco e la risposta di Giorgia Meloni
Solo qualche giorno fa, era stato Franco Isceri a dare voce a quel dolore così difficile da raccontare, rivolgendosi attraverso un video alle forze politiche con un appello commosso. ‘’Illustrissimo signor Presidente della Repubblica, illustrissima Presidente del Consiglio dei Ministri, politici tutti, sono Franco, il papà di Lorena, un padre distrutto. Mia figlia è una brava ragazza, straordinaria, educata, studiosa, e dedita allo studio e al lavoro. Aveva tanti sogni e progetti ma ora non li ha più. E con lei, in fondo a quel cavalcavia, è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta. Chiedo a tutta la politica di essere unita, prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza, e gli strumenti normativi per prendere provvedimenti affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore, un abbraccio a tutte le donne italiane.”
A rispondere prontamente a quelle parole, che non possono passare inosservate, è stata la premier Giorgia Meloni, che attraverso un lungo post sui social ha ricordato quanto fatto finora dal Governo sul fronte della violenza contro le donne. ‘’[…] In questa legislatura – anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento – abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo.
Ma davanti a tragedie come quella di Lorena nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente. Perché ogni donna che viene uccisa da chi aveva promesso di amarla, difenderla, proteggerla è una sconfitta per tutti. E tutti noi, insieme, dobbiamo saper reagire.’’ Aggiunge, inoltre, di continuare a cercare soluzioni per migliorare quanto già esistente, e a fare di tutto affinchè si possa intervenire prima che sia troppo tardi. ‘’[…] Continueremo a fare la nostra parte, fino in fondo. Nel nome di Lorena e di tutte le vittime. Nel nome delle loro famiglie. Nel nome di una società che protegge le donne e la loro libertà’’, conclude, Meloni.

