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DOMANI I FUNERALI

Elicottero caduto in Bosnia, le salme dei quattro militari italiani rientrate a Ciampino: ad accoglierle Mattarella e Meloni

I corpi delle vittime sono arrivati in Italia a bordo di un C-130 dell’Aeronautica Militare. La Procura di Roma indaga sulle cause dell’incidente: disposta l’autopsia su una delle quattro vittime. Domani i funerali solenni a Roma.

Le salme dei quattro militari italiani morti nello schianto di un elicottero Chinook in Bosnia-Erzegovina sono rientrate in Italia. Il C-130 dell’Aeronautica militare che le trasportava è atterrato alle 12.13 all’aeroporto di Ciampino, dove ad attendere i caduti erano presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare della Farnesina Antonio Tajani. I feretri, avvolti nel tricolore, sono quelli del sergente Simone Ruggia, del sergente Claudio Marchesi, del tenente Franco Adriano Zecchillo e della sergente Laura Procacci, appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. I quattro erano morti giovedì scorso durante una missione nell’ambito dell’operazione internazionale Eufor Althea.

Ad accoglierli è stato predisposto un picchetto d’onore interforze composto da cento militari. Anche i familiari sono arrivati a Ciampino a bordo di un Falcon e hanno atteso in un’area riservata dell’aeroporto, dove hanno potuto incontrare privatamente le autorità.

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L’inchiesta della Procura di Roma e l’autopsia

Intanto proseguono gli accertamenti per ricostruire le cause dell’incidente. La Procura di Roma, che procede contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni, ha disposto l’autopsia sul corpo della sergente Laura Procacci. L’esame è previsto oggi al Policlinico Tor Vergata.

Per gli altri tre militari deceduti è già stato eseguito in Bosnia un esame esterno, dal quale sarebbe emerso che la morte è stata provocata da un violento schiacciamento. Gli investigatori hanno inoltre raccolto le testimonianze dei tre piloti e delle persone sopravvissute allo schianto, attraverso le forze dell’ordine inviate sul posto. Non si esclude che alcuni di loro possano essere ascoltati nuovamente quando le condizioni lo permetteranno.

Tra le ipotesi al vaglio, quella di un’avaria dell’elicottero appare al momento la più accreditata. Sarà tuttavia una consulenza tecnica a fornire elementi decisivi sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità. Sulla vicenda è aperta anche un’indagine della Procura militare, che procede per perdita colposa di aeromobile.

Il superstite: «È un miracolo che io sia ancora vivo»

La giornata prevede anche i momenti ufficiali di commiato. Nel pomeriggio sarà allestita la camera ardente all’ospedale militare del Celio. I funerali solenni sono invece in programma domani, alle 10, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica.

Dall’ospedale di Tuzla, dove è ricoverato per le ferite riportate nell’incidente, è arrivata intanto la testimonianza del tenente colonnello medico Flavio Favari, componente del team Medevac della Croce Rossa e unico superstite della squadra sanitaria. «È un miracolo che io sia ancora vivo», ha raccontato, ricordando un impatto «violentissimo» avvenuto, secondo le sue parole, «in un secondo».

A bordo del velivolo militare che ha riportato in Italia le salme viaggiavano anche alcuni degli undici feriti nell’incidente, quelli le cui condizioni erano compatibili con il trasferimento.