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È morto Fabio Mussi, ex ministro del governo Prodi e storico dirigente della sinistra: aveva 78 anni

Fabio Mussi

È morto Fabio Mussi, uno dei protagonisti della sinistra italiana degli ultimi decenni. Aveva 78 anni. A dare la notizia è stata Alleanza Verdi e Sinistra, spiegando che l’ex ministro si è spento nella notte all’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Nato a Piombino, in provincia di Livorno, il 22 gennaio 1948, Mussi aveva attraversato oltre mezzo secolo di storia della sinistra italiana: dal Partito Comunista Italiano al Pds e ai Democratici di Sinistra, fino alla decisione di non aderire al Partito democratico e alla successiva nascita di Sinistra Democratica, Sel e Sinistra Italiana. Fu parlamentare per cinque legislature e ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo guidato da Romano Prodi.

Gli anni della formazione e la Scuola Normale di Pisa

La politica entrò molto presto nella vita di Fabio Mussi. Si iscrisse giovanissimo al Partito Comunista Italiano e nella seconda metà degli anni Sessanta iniziò la sua attività politica negli ambienti universitari.

Nel 1967 entrò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove fu allievo fino al 1971. Erano gli anni della contestazione studentesca e di profondi cambiamenti nella società italiana. Alla Normale studiò negli stessi anni di Massimo D’Alema, destinato anch’egli a diventare uno dei principali dirigenti della sinistra italiana.

Mussi si laureò in Filosofia all’Università di Pisa con 110 e lode, discutendo una tesi dedicata a Theodor W. Adorno e alla Scuola di Francoforte. La formazione filosofica e l’interesse per la cultura avrebbero accompagnato tutta la sua carriera politica, anche attraverso una lunga esperienza nel giornalismo di partito.

L’ascesa nel Pci e l’ingresso nel Comitato centrale

La crescita di Mussi all’interno del Pci fu molto rapida. Nel 1979 entrò nel Comitato centrale del partito, diventando uno dei più giovani dirigenti chiamati a farne parte.

In quegli anni si occupò in particolare di cultura, comunicazione e propaganda. Lavorò alla rivista Rinascita, una delle più importanti pubblicazioni politico-culturali legate al Partito comunista, della quale fu anche vicedirettore.

Dal 1980 al 1984 fu segretario regionale del Pci in Calabria, esperienza che lo portò successivamente nella Direzione nazionale del partito. Tra il 1986 e il 1988 ricoprì inoltre l’incarico di condirettore de L’Unità, storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci e per decenni organo ufficiale del Partito comunista.

Quella giornalistica non fu dunque un’esperienza secondaria nella sua biografia: Mussi apparteneva a una generazione di dirigenti politici per i quali attività di partito, elaborazione culturale e lavoro editoriale erano strettamente intrecciati.

Dal Pci al Pds e ai Democratici di Sinistra

Quando alla fine degli anni Ottanta il Pci avviò il processo che avrebbe portato al suo scioglimento, Mussi sostenne la cosiddetta svolta della Bolognina promossa da Achille Occhetto.

Con la nascita del Partito Democratico della Sinistra divenne uno dei suoi dirigenti nazionali e successivamente proseguì il proprio percorso nei Democratici di Sinistra.

All’interno dei Ds Mussi si collocò progressivamente nell’ala sinistra del partito, diventando uno dei principali riferimenti del cosiddetto “Correntone”, l’area che contestava alcune delle scelte considerate troppo moderate della maggioranza della Quercia e difendeva con maggiore decisione l’identità socialista e di sinistra del partito.

Pur provenendo dalla stessa esperienza politica e generazionale di dirigenti come Massimo D’Alema, Mussi assunse nel corso degli anni posizioni spesso differenti da quelle del gruppo dirigente maggioritario.

Cinque legislature alla Camera

La carriera parlamentare di Fabio Mussi cominciò con le elezioni politiche del 1992, quando venne eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Da quel momento rimase in Parlamento senza interruzioni fino al 2008, attraversando cinque legislature consecutive, dall’XI alla XV.

Dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni del 1996 assunse un incarico di particolare rilievo: dal maggio di quell’anno fino alla conclusione della legislatura, nel 2001, fu presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Democratica-L’Ulivo, poi Democratici di Sinistra-L’Ulivo, alla Camera.

Nel 2001, rieletto deputato, venne scelto come vicepresidente della Camera dei deputati, incarico che mantenne durante la XIV legislatura.

All’apertura della successiva legislatura, nell’aprile 2006, in qualità di vicepresidente anziano presiedette provvisoriamente l’assemblea di Montecitorio nelle prime fasi che avrebbero portato all’elezione di Fausto Bertinotti alla presidenza della Camera.

Ministro dell’Università e della Ricerca con Romano Prodi

Il punto più alto della sua esperienza istituzionale arrivò nel maggio del 2006. Dopo la vittoria elettorale dell’Unione, Romano Prodi lo chiamò a far parte del suo secondo governo affidandogli il ministero dell’Università e della Ricerca.

Mussi entrò ufficialmente in carica il 17 maggio 2006 e rimase ministro fino alla conclusione dell’esperienza del governo Prodi, nel maggio 2008.

L’incarico era particolarmente vicino alla sua formazione personale. Ex studente della Normale e laureato in Filosofia, Mussi tornò proprio alla Scuola Normale Superiore di Pisa pochi giorni dopo la nomina, questa volta nelle vesti di ministro.

La sua esperienza al governo coincise però anche con uno dei passaggi politici più importanti e controversi della storia recente della sinistra italiana: la decisione dei Democratici di Sinistra di sciogliersi per partecipare alla fondazione del Partito democratico insieme alla Margherita e ad altre componenti del centrosinistra.

Il no al Partito democratico e lo scontro nel congresso Ds

Fabio Mussi fu uno dei più autorevoli oppositori alla nascita del Pd nella forma proposta dalla maggioranza dei Democratici di Sinistra. Riteneva che con la nuova formazione politica si rischiasse di interrompere la tradizione socialista della sinistra italiana e contestava, tra gli altri aspetti, l’incertezza sulla collocazione del nuovo partito nella famiglia del socialismo europeo.

Nel congresso nazionale dei Ds dell’aprile 2007 si presentò come candidato alla segreteria con la mozione “A sinistra. Per il socialismo europeo”, sfidando Piero Fassino.

La mozione di Mussi raccolse circa il 15,1% dei voti, mentre quella di Fassino, favorevole alla nascita del Partito democratico, superò il 75%. Il congresso sancì così definitivamente la strada verso il Pd.

Mussi mantenne la posizione annunciata: non aderì al nuovo partito e abbandonò i Democratici di Sinistra insieme ad altri esponenti contrari alla confluenza.

La nascita di Sinistra Democratica

Il 5 maggio 2007, insieme a dirigenti come Cesare Salvi, Fulvia Bandoli e altri esponenti provenienti dai Ds, Mussi partecipò alla fondazione di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo.

L’obiettivo era costruire una nuova forza capace di riunire la sinistra rimasta fuori dal Partito democratico mantenendo allo stesso tempo una cultura politica socialista, ambientalista e laica.

Il tentativo confluì successivamente nell’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno, che alle elezioni politiche del 2008 riunì Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi.

Il risultato elettorale fu però durissimo: la lista rimase fuori dal Parlamento. Per Mussi si chiudeva così, dopo sedici anni e cinque legislature consecutive, la lunga esperienza a Montecitorio.

Dopo la sconfitta lasciò la guida operativa di Sinistra Democratica, assumendosi pubblicamente una parte della responsabilità politica del risultato.

Da Sel a Sinistra Italiana

La fine dell’esperienza parlamentare non coincise con l’abbandono della politica. Nel 2009 Sinistra Democratica partecipò al processo che avrebbe portato alla nascita di Sinistra Ecologia Libertà, il partito guidato da Nichi Vendola.

Mussi continuò ad avere un ruolo di primo piano nella nuova formazione e ricoprì anche l’incarico di presidente della Presidenza nazionale di Sel.

Quando Sel concluse la propria esperienza e una parte consistente del partito diede vita a Sinistra Italiana, Mussi partecipò anche a quel nuovo percorso. Negli ultimi anni era rimasto una figura di riferimento del partito guidato da Nicola Fratoianni ed era ancora componente della Direzione nazionale di Sinistra Italiana, una delle forze che compongono Alleanza Verdi e Sinistra.

La sua fu quindi una delle poche traiettorie politiche capaci di collegare direttamente il Pci degli anni Sessanta e Settanta alla sinistra italiana del nuovo millennio, attraversando praticamente tutte le trasformazioni che hanno interessato quell’area politica.

Una vita dentro la storia della sinistra italiana

La biografia di Fabio Mussi racconta anche una parte importante della trasformazione della politica italiana: l’ascesa nell’ultimo Pci, la svolta che portò alla nascita del Pds, l’esperienza dei Democratici di Sinistra e dell’Ulivo, il governo Prodi e infine la frattura sulla fondazione del Partito democratico.

Proprio il rifiuto di entrare nel Pd rappresentò probabilmente la scelta politica che più caratterizzò l’ultima parte della sua carriera. Mussi rimase convinto della necessità di preservare in Italia una forza esplicitamente collocata nella tradizione della sinistra e del socialismo europeo, anche negli anni in cui quella posizione divenne minoritaria.

Accanto alla dimensione politica rimase sempre forte quella culturale: gli studi filosofici, l’esperienza a Rinascita e a L’Unità, il lungo confronto interno alla sinistra sui temi del socialismo, della laicità, dell’università e della ricerca.

Questa notte, all’ospedale Sant’Eugenio di Roma si è spento Fabio Mussi”, ha annunciato Avs comunicandone la morte. La famiglia renderà note nelle prossime ore le informazioni relative all’ultimo saluto.