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È morta Emma Bonino, una vita controcorrente: le battaglie radicali che hanno cambiato l’Italia

È morta Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e difficili da racchiudere nelle tradizionali categorie della politica italiana. Aveva 78 anni. Radicale, liberale, europeista, femminista, parlamentare, commissaria europea e ministra degli Esteri, per quasi mezzo secolo ha attraversato la vita pubblica italiana scegliendo quasi sempre battaglie che, quando cominciavano, sembravano destinate a restare minoritarie.

Dall’aborto alla pena di morte, dalle mutilazioni genitali femminili alla Corte penale internazionale, dai diritti dei detenuti agli Stati Uniti d’Europa, Bonino ha costruito la propria identità politica sul tentativo di trasformare questioni marginali in questioni pubbliche. Non sempre ha vinto. Spesso ha raccolto percentuali elettorali lontane dalla popolarità personale di cui godeva. Ma alcune delle campagne combattute insieme a Marco Pannella sono diventate, anni dopo, leggi dello Stato italiano o principi riconosciuti dalle istituzioni internazionali.

Da Bra alla politica radicale

Emma Bonino era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Dopo gli studi si trasferì a Milano, dove si laureò alla Bocconi nel 1972 in Lingue e letterature moderne. L’incontro decisivo arrivò pochi anni dopo, quando entrò nel mondo radicale e conobbe Marco Pannella.

Erano gli anni Settanta, quelli nei quali l’Italia stava cambiando profondamente anche fuori dal Parlamento. Divorzio, aborto, obiezione di coscienza, diritti delle donne e libertà individuali erano temi sui quali il Paese si divideva e sui quali i Radicali decisero di intervenire con strumenti allora considerati estremi: referendum, disobbedienza civile, scioperi della fame, autodenunce e campagne di massa.

Bonino divenne rapidamente uno dei volti di quella stagione.

L’arresto per la battaglia sull’aborto

La prima grande battaglia che la rese conosciuta al pubblico fu quella per la legalizzazione dell’aborto. A metà degli anni Settanta l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora vietata e migliaia di donne ricorrevano clandestinamente a pratiche spesso pericolose.

Bonino partecipò alle attività del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e scelse di assumersi pubblicamente la responsabilità politica di quelle iniziative. Nel 1975 venne arrestata.

Non cercò di evitare il procedimento: nella tradizione radicale, la violazione dichiarata della legge serviva proprio a costringere lo Stato e l’opinione pubblica ad affrontare un problema che fino ad allora rimaneva nascosto.

Tre anni più tardi il Parlamento approvò la legge 194 del 1978, che ancora oggi disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza. Bonino ne sarebbe rimasta per tutta la vita una delle principali sostenitrici.

Deputata a 28 anni e il sodalizio con Marco Pannella

Nel 1976, a soli 28 anni, Emma Bonino entrò per la prima volta alla Camera dei deputati. Sarebbe tornata in Parlamento più volte nel corso dei decenni successivi, prima alla Camera e poi al Senato, attraversando Prima e Seconda Repubblica senza mai appartenere stabilmente a uno dei grandi partiti che hanno governato l’Italia.

La sua storia rimase inseparabile da quella di Marco Pannella. Erano differenti per carattere e stile: Pannella era il grande agitatore politico, capace di trasformare il proprio corpo e la propria presenza mediatica in strumenti di lotta; Bonino costruì progressivamente una figura più istituzionale e internazionale.

Ma insieme rappresentarono per decenni la stessa anomalia: un movimento numericamente piccolo capace di incidere sul dibattito nazionale molto più della propria forza elettorale.

L’Europa diventa la sua seconda casa politica

Bonino comprese molto presto che alcune battaglie non potevano essere combattute soltanto entro i confini italiani. Nel 1979, alle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, venne eletta a Strasburgo. Sarebbe tornata più volte nell’assemblea comunitaria.

L’europeismo divenne progressivamente uno dei cardini del suo pensiero. Non un europeismo puramente economico, ma l’idea che gli Stati nazionali europei dovessero cedere parte della propria sovranità per costruire un vero soggetto politico federale, capace di avere una politica estera, una difesa e istituzioni democratiche comuni.

Negli ultimi anni avrebbe sintetizzato questa convinzione con una formula esplicita: Stati Uniti d’Europa.

Per Bonino il nazionalismo europeo non era soltanto inefficiente. Era soprattutto il ritorno a una logica che il continente avrebbe dovuto superare dopo le tragedie del Novecento.

Commissaria europea e le missioni nelle crisi del mondo

Tra il 1995 e il 1999 entrò nella Commissione europea presieduta da Jacques Santer. Le vennero affidati diversi portafogli, tra cui quelli legati alla pesca, ai consumatori e soprattutto agli aiuti umanitari.

Fu uno dei periodi nei quali la sua attività internazionale divenne più visibile. Bonino visitò personalmente aree di guerra e crisi umanitarie, dai Balcani all’Africa, sostenendo che l’Europa non potesse limitarsi a essere una grande area economica ma dovesse assumersi responsabilità politiche e umanitarie.

La politica estera per lei non era soltanto diplomazia tra governi. Era anche difesa dei civili, tutela dei rifugiati e costruzione di strumenti internazionali contro l’impunità.

La battaglia per la Corte penale internazionale

Proprio da questa convinzione nacque una delle campagne alle quali Bonino dedicò maggiore energia: la creazione di una Corte penale internazionale permanente, capace di giudicare genocidi, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Negli anni Novanta esistevano tribunali creati specificamente per le atrocità commesse nell’ex Jugoslavia e in Ruanda. Bonino e il movimento radicale sostennero invece la necessità di un’istituzione stabile.

Lo Statuto di Roma venne approvato nel 1998 e la Corte penale internazionale iniziò successivamente la propria attività all’Aia.

Per Bonino rappresentava l’applicazione internazionale di un principio che aveva guidato molte delle sue battaglie: nessun potere dovrebbe essere completamente sottratto al diritto.

La lunga campagna contro la pena di morte

Lo stesso principio animò la battaglia per la moratoria universale della pena capitale. Per anni Radicali Italiani e Nessuno Tocchi Caino lavorarono affinché la questione arrivasse all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Nel 2007 l’Onu approvò finalmente una risoluzione che chiedeva una moratoria sulle esecuzioni.

Fu una delle vittorie politiche più importanti del movimento radicale a livello internazionale. E anche la dimostrazione del metodo Bonino-Pannella: scegliere una questione apparentemente impossibile, costruire alleanze internazionali e continuare a insistere anche quando il risultato sembra lontanissimo.

La lotta contro le mutilazioni genitali femminili

Un’altra campagna alla quale Bonino dedicò anni fu quella contro le mutilazioni genitali femminili, soprattutto in Africa.

Quando iniziò a occuparsene, il tema riceveva pochissima attenzione nella politica europea. Bonino contribuì a trasformarlo in una questione internazionale di diritti umani, sostenendo iniziative diplomatiche e campagne insieme alle organizzazioni della società civile africana.

Nel 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione per l’eliminazione universale delle mutilazioni genitali femminili.

Ancora una volta, una battaglia iniziata ai margini era arrivata fino alla più importante assemblea multilaterale del mondo.

Dall’Afghanistan alle donne di Kabul

Bonino rivolse una particolare attenzione anche all’Afghanistan e alla condizione delle donne sotto il regime talebano. Alla fine degli anni Novanta promosse la campagna “Un fiore per le donne di Kabul”, denunciando le restrizioni imposte alle donne afghane quando l’attenzione internazionale verso il Paese era ancora limitata.

Nel 2005 guidò la missione degli osservatori elettorali dell’Unione europea in Afghanistan.

Negli anni successivi sarebbe tornata ripetutamente sulla questione, soprattutto dopo il ritorno dei Talebani al potere, denunciando l’esclusione delle donne dall’istruzione e dalla vita pubblica.

Il Cairo e l’interesse per il mondo arabo

Tra il 2002 e il 2004 Bonino trascorse lunghi periodi al Cairo, dove studiò anche la lingua araba. Fu una scelta insolita per una politica italiana del suo livello e rappresentò bene il suo approccio alle relazioni internazionali: cercare di conoscere direttamente le società sulle quali interveniva.

Seguì da vicino il dibattito sulle riforme democratiche nel mondo arabo e partecipò a iniziative dedicate ai diritti umani e alla costruzione dello Stato di diritto.

La sua conoscenza dell’Africa e del Medio Oriente sarebbe diventata negli anni uno degli aspetti maggiormente riconosciuti anche da interlocutori molto lontani dalle sue posizioni politiche.

Ministro con Prodi, poi vicepresidente del Senato

Nel 2006, con il secondo governo di Romano Prodi, Bonino entrò nell’esecutivo come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Fu il passaggio definitivo da leader di un movimento nato nella contestazione delle istituzioni a componente del governo della Repubblica.

Due anni dopo venne eletta al Senato e scelta come vicepresidente di Palazzo Madama, incarico che ricoprì fino al 2013.

La sua traiettoria politica aveva ormai assunto una caratteristica particolare: la donna arrestata negli anni Settanta per la disobbedienza civile era diventata una delle figure istituzionali più conosciute del Paese senza rinunciare alle proprie battaglie radicali.

Nel 2013 arriva alla Farnesina

Nel governo di Enrico Letta, nato dopo le difficili elezioni politiche del 2013, Emma Bonino venne nominata ministra degli Affari esteri.

La scelta apparve quasi naturale per una politica che aveva trascorso decenni tra Parlamento europeo, Commissione Ue, missioni internazionali e campagne sui diritti umani.

Rimase alla Farnesina fino al febbraio 2014, quando il governo Letta venne sostituito da quello guidato da Matteo Renzi.

L’incarico da ministra degli Esteri rappresentò probabilmente il vertice istituzionale di una carriera cominciata quasi quarant’anni prima con le autodenunce per gli aborti clandestini.

Il tumore annunciato in diretta alla radio

Nel gennaio del 2015 Emma Bonino annunciò personalmente a Radio Radicale di avere un tumore al polmone.

Lo fece con lo stesso metodo con cui aveva affrontato molte vicende della propria vita pubblica: senza nascondere il problema e senza trasformarlo in un ritiro dalla scena politica. Disse subito che avrebbe dovuto modificare la propria attività, ma aggiunse che “da una passione politica non ci si dimette”.

Le cure durarono anni. Nel 2023 annunciò di essere guarita.

Il turbante con cui apparve spesso in pubblico durante le terapie divenne un’immagine immediatamente associata a lei, insieme alle sigarette che non aveva mai nascosto di aver fumato per molti anni.

+Europa e l’ultima stagione politica

Nel 2017 partecipò alla nascita di +Europa, formazione costruita per dare rappresentanza a un’area liberale, radicale e fortemente europeista.

Alle elezioni del 2018 venne nuovamente eletta al Senato, nel collegio di Roma-Gianicolense. Anche nell’ultima fase parlamentare continuò a occuparsi soprattutto di Europa, diritti umani, immigrazione e libertà individuali.

Negli ultimi anni il suo principale allarme politico riguardava proprio il futuro dell’Unione europea e la crescita dei nazionalismi. Bonino riteneva che le crisi geopolitiche, il ritorno della guerra nel continente e la competizione tra grandi potenze rendessero ormai insufficiente un’Europa costruita soltanto sulla cooperazione tra governi nazionali.

La politica come battaglia delle minoranze

Il paradosso della storia di Emma Bonino è che la sua notorietà personale è stata quasi sempre molto superiore alla forza elettorale dei partiti nei quali militava.

I Radicali non sono mai diventati un grande partito di massa. +Europa è rimasta una formazione minoritaria. La Lista Bonino ottenne un clamoroso 8,5% alle Europee del 1999, ma quel risultato non si trasformò in una forza politica stabile di quelle dimensioni.

Eppure Bonino è riuscita a incidere sulla storia pubblica italiana molto più di numerosi leader che hanno raccolto milioni di voti in più.

La spiegazione sta probabilmente nel metodo radicale: non misurare l’importanza di una battaglia sulla quantità iniziale di persone disposte a sostenerla, ma sulla possibilità di trasformare nel tempo la società e la legislazione.

Bonino e Pannella, una storia irripetibile

Non si può raccontare Emma Bonino senza tornare a Marco Pannella, morto nel 2016.

Il loro sodalizio fu politico, culturale e umano. Non mancarono differenze, scontri e momenti nei quali le rispettive strategie sembrarono prendere strade differenti. Ma per una parte importante della storia repubblicana i loro nomi rimasero indissolubilmente legati.

Pannella mostrò che una minoranza poteva costringere la maggioranza a discutere. Bonino portò progressivamente quella stessa filosofia dentro i governi, l’Europa e le istituzioni internazionali.

È probabilmente questa la divisione dei ruoli che spiega la straordinaria durata della loro esperienza politica.

Una radicale capace di parlare anche con chi era lontanissimo da lei

Negli ultimi anni emerse anche un altro tratto della sua figura: la capacità di costruire rapporti personali e politici con persone lontanissime dalle sue posizioni.

Uno degli esempi più sorprendenti fu quello con Papa Francesco. La leader di alcune delle principali battaglie laiche e il pontefice cattolico avevano evidentemente posizioni radicalmente differenti su molti temi, a cominciare dall’aborto. Ma Francesco ne apprezzava l’impegno internazionale, soprattutto in Africa e nella difesa delle persone più vulnerabili.

Nel novembre 2024 il Papa andò personalmente a trovarla nella sua casa romana dopo un ricovero.

Quell’immagine raccontava qualcosa che spesso manca nella politica contemporanea: la possibilità di riconoscere il valore dell’avversario senza dover fingere di condividerne le idee.

Gli ultimi problemi di salute

Negli ultimi anni Bonino aveva affrontato nuovi problemi di salute, soprattutto di carattere respiratorio. Era stata ricoverata più volte e nel settembre 2026 le sue condizioni avevano destato nuovamente forte preoccupazione.

Il 7 settembre era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma a causa di una crisi respiratoria. Era rimasta vigile e cosciente ed era stata ricoverata in terapia intensiva per consentire un monitoraggio continuo.

Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata. Le condizioni venivano ancora definite delicate.

Non soltanto la leader di una parte politica

La morte di Emma Bonino chiude una delle traiettorie più particolari della politica italiana del dopoguerra.

Non è necessario condividere le sue idee per riconoscere la specificità del percorso. Bonino ha sostenuto posizioni che hanno diviso profondamente l’opinione pubblica e che continuano ancora oggi a essere oggetto di conflitto politico. È stata duramente contestata sull’aborto, sull’immigrazione, sull’europeismo, sulla politica estera e su molte delle battaglie radicali.

Ma proprio questa dimensione conflittuale fa parte della sua eredità.

Bonino non ha cercato principalmente di rappresentare ciò che la maggioranza pensava in un determinato momento. Ha spesso cercato di convincere la maggioranza a discutere di qualcosa che ancora non voleva discutere.

L’eredità di Emma Bonino

È difficile immaginare la storia dei diritti civili italiani degli ultimi cinquant’anni senza il Partito Radicale, e altrettanto difficile immaginare il Partito Radicale senza Emma Bonino e Marco Pannella.

Non tutte le loro battaglie sono state vinte e non tutte quelle vinte vengono oggi giudicate nello stesso modo. Ma aborto, referendum, pena di morte, giustizia internazionale, condizione carceraria, diritti delle donne ed europeismo sono diventati parte stabile del dibattito politico anche perché qualcuno aveva cominciato a parlarne quando sembravano questioni destinate a restare fuori dalle istituzioni.

È forse questo il tratto più importante che Emma Bonino lascia alla politica italiana: l’idea che essere minoranza non significhi necessariamente essere irrilevanti.

Una minoranza può perdere un’elezione, può non entrare in Parlamento e può restare per anni apparentemente isolata. Ma se riesce a cambiare le domande che una società si pone, può finire per incidere sulla storia molto più di quanto dicano i risultati elettorali.

Emma Bonino ha trascorso quasi cinquant’anni provando a dimostrarlo.

Fonti

  • Senato della Repubblica, schede parlamentari e incarichi istituzionali di Emma Bonino
  • Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, biografia e attività da ministra degli Esteri
  • Parlamento europeo, attività istituzionale e mandati europei
  • Commissione europea, attività di Emma Bonino come commissaria
  • ANSA, aggiornamenti sulle condizioni di salute e sugli ultimi ricoveri
  • Radio Radicale, archivio delle campagne e degli interventi di Emma Bonino