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Crosetto: «I fatti di Milano sono frutto della guerra ibrida». I sospetti sugli account filorussi

Crosetto guerra ibrida Milano

Il ministro della Difesa collega le violenze alla capacità di influenzare i giovani attraverso le piattaforme digitali. Secondo il Foglio, l’intelligence sta esaminando i profili che commentano i video degli scontri. È un terreno di verifica che richiede di distinguere l’organizzazione delle devastazioni dalla loro amplificazione online: nelle informazioni pubbliche non emerge ancora una responsabilità straniera accertata.

Guido Crosetto legge gli scontri di Milano come un episodio di guerra ibrida. Intervenendo il 20 ottobre al Defense Procurement Forum di Roma, il ministro della Difesa ha collegato le violenze del fine settimana all’influenza esercitata sui giovani attraverso TikTok, YouTube e altre piattaforme social.

È una dichiarazione che sposta il discorso dall’ordine pubblico alla sicurezza nazionale. Per Crosetto, quanto accaduto a Milano e in altre città italiane presenta caratteristiche diverse dalle contestazioni del passato e riflette una capacità di condizionamento alla quale l’Occidente non starebbe reagendo adeguatamente.

A questa lettura si affianca la ricostruzione del Foglio sul monitoraggio degli account che commentano e rilanciano i filmati delle devastazioni. Il quotidiano riferisce l’attenzione degli apparati per profili automatici e propaganda filorussa. Sono indicazioni sull’attività di analisi, non la dimostrazione che una potenza straniera abbia organizzato i saccheggi.

La distinzione è il punto centrale della vicenda: favorire la diffusione di un disordine, sfruttarlo politicamente e provocarlo sono attività differenti.

Che cosa ha detto il ministro

Crosetto descrive i social come strumenti attraverso i quali alcuni Paesi possono conoscere e influenzare le nuove generazioni. Nella sua lettura, molti ragazzi avrebbero subito una «controeducazione» capace di fornire valori, aspirazioni e riferimenti in conflitto con la società e con le sue regole democratiche.

Il ministro colloca quindi il problema in un ambiente educativo più ampio della famiglia e della scuola, nel quale le piattaforme occupano una parte rilevante dell’attenzione dei giovani. Le dichiarazioni riportate dall’ANSA.

Nel passaggio ripreso dalle agenzie, Crosetto non attribuisce esplicitamente alla Russia la responsabilità degli scontri. Parla di un’influenza esercitata da alcune nazioni e della capacità degli algoritmi di conoscere i giovani e orientarne i comportamenti.

Il riferimento a Mosca emerge invece nella ricostruzione giornalistica sui sospetti e sugli account osservati. Tenere separate le due cose evita di trasformare una dichiarazione generale del ministro in un’accusa specifica che, in quelle parole, non viene formulata.

I numeri sui giovani: manca il riferimento alla rilevazione

Nel suo intervento Crosetto richiama anche tre ragazzi su dieci che avrebbero partecipato alle manifestazioni e sei su dieci che le condividerebbero.

Nei resoconti consultati non sono però indicati l’istituto che avrebbe svolto la rilevazione, il campione, l’età degli intervistati, il territorio considerato o la domanda posta. Senza questi elementi non è possibile presentare le cifre come una stima rappresentativa di tutti i giovani italiani.

C’è inoltre una differenza sostanziale fra partecipare a una protesta, condividerne le ragioni e approvare i saccheggi. Per interpretare una percentuale occorre sapere quale di questi comportamenti sia stato effettivamente misurato.

Le cifre restano dunque parte dell’argomentazione del ministro. La loro portata richiede una fonte identificabile.

Che cosa riferisce il Foglio sugli account

Secondo quanto scrive Carmelo Caruso sul Foglio, l’intelligence sta esaminando i profili che intervengono nei commenti ai video degli scontri. Il quotidiano segnala la presenza di account descritti come automatici e di contenuti filorussi nei canali Telegram collegati alle proteste.

Fra gli elementi citati compare anche un profilo accompagnato da una bandiera russa. Un simbolo, un nome utente o una posizione politica non bastano però a stabilire chi gestisca un account, se sia automatizzato e da chi eventualmente riceva indicazioni.

La ricostruzione pubblicata non rende disponibile un quadro completo della rete: quanti profili siano coinvolti, come siano collegati, quale pubblico abbiano raggiunto e quale rapporto abbiano con le persone scese in strada. L’articolo del Foglio sui sospetti di interferenza.

L’osservazione degli account può fornire elementi utili. Per ricavarne un’attribuzione servono però riscontri sulla gestione, sulle relazioni fra i profili e sulle attività svolte.

Guerra ibrida: che cosa significa

Nella definizione utilizzata dalla NATO, le minacce ibride combinano strumenti diversi, militari e non militari, dichiarati e clandestini. Possono comprendere disinformazione, attacchi informatici, pressioni economiche e sabotaggi, con l’obiettivo di indebolire istituzioni e società.

L’Alleanza riconosce da tempo l’impiego di queste strategie da parte di attori statali e non statali e indica fra le proprie attività la raccolta e l’analisi delle informazioni necessarie a individuare e attribuire le operazioni. La scheda ufficiale della NATO sulle minacce ibride.

È quindi un fenomeno documentato. La sua esistenza generale non risolve però l’accertamento del singolo episodio: per collegare una protesta o una devastazione a una campagna ostile bisogna ricostruire il rapporto fra attori, strumenti e comportamenti.

Una crisi interna può anche diventare un’occasione per soggetti esterni che cercano di aumentarne la visibilità o di orientarne il racconto. In quel caso l’interferenza si inserisce in una situazione già esistente.

Il precedente francese: fatti e amplificazione furono distinti

Un esempio utile arriva dalla Francia nel novembre 2023, dopo la comparsa di stelle di David dipinte su edifici di Parigi.

Il ministero degli Esteri francese attribuì alla rete russa RRN/Doppelgänger l’amplificazione artificiale e la prima diffusione online di fotografie dei simboli. Il servizio pubblico Viginum aveva individuato 1.095 bot su X e 2.589 pubblicazioni, collegando la rete al sistema RRN attraverso elementi tecnici descritti nel comunicato.

Nella stessa dichiarazione, però, Parigi lasciava all’indagine giudiziaria l’accertamento dell’eventuale responsabilità di un mandante straniero nella realizzazione materiale dei graffiti. La diffusione coordinata delle immagini e l’organizzazione dei fatti venivano trattate come questioni separate. Il comunicato ufficiale di France Diplomatie del 9 novembre 2023.

Quel precedente non dimostra un collegamento con Milano. Mostra invece quale tipo di distinzione sia necessario mantenere quando si parla di interferenze digitali.

A Cremona un’indagine individua due minorenni

Accanto ai sospetti sulle reti di propaganda ci sono accertamenti che riguardano persone identificate sul territorio italiano.

A Cremona, secondo la ricostruzione della Nuova Sardegna basata sull’attività della polizia, la Digos ha individuato i responsabili di una chat utilizzata per diffondere inviti a occupare scuole e danneggiare proprietà pubbliche e supermercati.

Due minorenni, di 14 e 15 anni, sono stati denunciati per istigazione a delinquere e procurato allarme. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di materiale informatico e oggetti che, secondo gli investigatori, erano destinati alle iniziative annunciate. Il resoconto sull’indagine di Cremona.

È un episodio circoscritto, che non spiega l’intera mobilitazione e non esclude altri livelli di intervento. Documenta però un caso nel quale l’analisi dei messaggi ha condotto a persone e condotte specifiche.

Tre livelli da ricostruire

Per comprendere il ruolo dei social negli scontri occorre distinguere almeno tre attività.

La prima è la convocazione: chi ha proposto gli appuntamenti, con quali messaggi e per quali iniziative. La seconda è l’emulazione, nella quale immagini e racconti possono spingere altri a ripetere certi comportamenti. La terza è l’amplificazione organizzata, con profili o reti che aumentano artificialmente la diffusione dei contenuti.

Un account che commenta un saccheggio può intervenire dopo il fatto, senza aver avuto alcun ruolo nella sua preparazione. Un gruppo che invita a commettere danneggiamenti solleva invece domande sull’organizzazione di condotte future.

Questa separazione permette di formulare domande verificabili: chi ha pubblicato per primo, chi ha rilanciato, quali legami esistono e che cosa è effettivamente accaduto dopo i messaggi.

Il richiamo di Mattarella e la risposta del governo

Le dichiarazioni di Crosetto arrivano mentre l’esecutivo prepara nuove misure di ordine pubblico dopo le violenze del 17 e 18 ottobre. Il rafforzamento del presidio di Milano con altri 500 militari si accompagna al confronto sui poteri da attribuire loro e sugli strumenti applicabili ai minorenni.

In questo quadro si inserisce anche il richiamo di Sergio Mattarella alla necessità di un’analisi approfondita e di una vigilanza capace di comprendere le caratteristiche dei soggetti coinvolti.

Il compito degli apparati è accertare eventuali interferenze e responsabilità. Quello della politica comprende anche la spiegazione pubblica delle conclusioni che ritiene di poter sostenere.

Al 20 ottobre il quadro disponibile comprende una lettura esplicita del ministro, una ricostruzione giornalistica sul monitoraggio di account sospetti e indagini su singole chat. Per attribuire a una regia straniera l’organizzazione delle devastazioni serve un passaggio ulteriore, fondato su elementi che colleghino la propaganda online ai fatti in strada.

Fonti