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Cortei in tutta Italia, 60 perquisizioni in 23 città nel mirino chi ha incitato alla violenza sui social


Dopo la giornata di mobilitazione di venerdì 30 ottobre, Digos e Polizia postale hanno avviato controlli nei confronti di persone sospettate di aver promosso aggressioni e disordini attraverso chat e piattaforme online. Oltre 40 manifestazioni hanno attraversato il Paese, tra rivendicazioni sociali e tensioni con le forze dell’ordine. Otto i fermati tra Roma e Torino, numerosi gli agenti feriti. Restano distanti le stime sulla partecipazione: oltre 255mila persone secondo le autorità, più di un milione per l’Usb.

La mobilitazione è partita dalle piazze, ma le indagini si stanno spostando anche negli spazi digitali. Sono 60 le perquisizioni eseguite dalla Digos e dalla Polizia postale in 23 città italiane, nell’ambito degli accertamenti su persone che, attraverso conversazioni private e piattaforme social, avrebbero incitato a compiere atti di violenza durante le recenti manifestazioni. A renderlo noto è stata la Polizia, precisando che gli interventi riguardano soggetti sospettati di aver alimentato online comportamenti aggressivi in occasione dei cortei.

L’attività investigativa arriva dopo una giornata di proteste che venerdì 30 ottobre ha coinvolto oltre 40 città, da Nord a Sud. Lavoratori, studenti e organizzazioni sindacali sono scesi in strada per contestare il carovita, le condizioni del lavoro, la situazione della scuola e dell’università, oltre alle scelte del governo in materia di riarmo e politica internazionale. In molte località le iniziative si sono svolte senza particolari incidenti; in altre, invece, la manifestazione è stata segnata da momenti di forte tensione, lanci di oggetti, tentativi di superare i cordoni di sicurezza e interventi delle forze dell’ordine.

Le cifre della partecipazione e il bilancio degli scontri

Anche sul numero dei partecipanti le valutazioni sono molto diverse. Secondo le stime delle autorità di pubblica sicurezza, le persone scese in piazza in tutta Italia sarebbero state più di 255mila. L’Unione sindacale di base parla invece di oltre un milione di manifestanti. A Roma gli organizzatori hanno indicato in circa 100mila le presenze, mentre a Milano la partecipazione sarebbe stata superiore alle 50mila persone secondo le cifre diffuse dai promotori.

Il bilancio degli incidenti comprende otto persone fermate tra la Capitale e Torino e circa 300 manifestanti identificati. Sul fronte delle forze dell’ordine, il sindacato Coisp riferisce di 13 feriti: undici poliziotti e due carabinieri. Tra gli agenti coinvolti, uno ha riportato una frattura scomposta alla mano e dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico.

Il segretario generale del Coisp, Domenico Pianese, ha descritto una dinamica che, secondo il sindacato, si sarebbe ripetuta in diverse città: gruppi ristretti si sarebbero separati dai cortei principali per concentrare le azioni contro i dispositivi di sicurezza. Pianese ha richiamato in particolare gli episodi di Roma e Torino, dove alcuni manifestanti avrebbero tentato di raggiungere rispettivamente il Parlamento e la Prefettura. Il sindacato ha chiesto che i responsabili delle aggressioni vengano identificati e perseguiti.

Roma, tentativi di raggiungere i palazzi istituzionali

Nella Capitale la tensione è salita nel corso del pomeriggio. Dopo un presidio davanti al ministero dell’Istruzione, durante il quale sono state lanciate uova, alcuni manifestanti hanno cercato di dirigersi verso il Parlamento. Il percorso è stato bloccato dalle forze dell’ordine, intervenute con una carica per impedire l’avanzata. Successivamente, una parte del corteo ha tentato di raggiungere l’area del Circo Massimo. Al lancio di bottiglie e petardi gli agenti hanno risposto con gli idranti.

I blindati sono stati schierati lungo alcuni punti strategici del centro, mentre gli accessi a piazza Colonna, a via del Corso e alle zone vicine a Montecitorio e Palazzo Chigi sono stati presidiati per evitare ulteriori tentativi di avvicinamento alle sedi istituzionali. Nel tardo pomeriggio, all’altezza di via Claudia, un gruppo di circa 300 studenti avrebbe lanciato sassi, oggetti e bottiglie incendiarie contro gli agenti. Le forze dell’ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento. Alcuni cassonetti e biciclette sono stati incendiati e utilizzati per ostacolare la circolazione.

Bologna, la tangenziale occupata per alcune ore

A Bologna la manifestazione ha riunito, secondo la Questura, oltre 20mila persone. Studenti, sindacati di base e gruppi dell’area antagonista si sono progressivamente concentrati tra piazza del Nettuno e piazza Maggiore, prima di dare vita al corteo diretto verso via Rizzoli.

La situazione è cambiata quando una parte dei partecipanti ha forzato il dispositivo predisposto dalle forze dell’ordine nei pressi di via Stalingrado, riuscendo a entrare in tangenziale dallo svincolo numero 7. L’accesso ha comportato la chiusura del tratto compreso tra gli svincoli 4 e 8 e, per ragioni di sicurezza, anche di una parte dell’autostrada. La Questura ha riferito che la maggioranza dei manifestanti ha poi abbandonato la tangenziale, proseguendo verso le aree di via Marco Polo e via Beverara. Un gruppo più ristretto, descritto come appartenente alle componenti maggiormente conflittuali del corteo, avrebbe cercato di impedire agli altri partecipanti di lasciare la carreggiata. Secondo la ricostruzione ufficiale, alcuni manifestanti pacifici sono stati costretti a cambiare percorso per allontanarsi. Nonostante il superamento dei cordoni e il contatto con gli operatori, la Questura ha precisato che a Bologna non si sono verificati veri e propri scontri.

Torino e Milano, la protesta contro il carovita

A Torino le tensioni si sono concentrate soprattutto nei pressi di piazza Castello, dove il corteo è arrivato fino allo schieramento di agenti posto a protezione della Prefettura. Durante l’avanzata sono state lanciate uova, bottiglie e vernice. Le forze dell’ordine hanno reagito con cariche di alleggerimento e idranti. Due persone sono state soccorse e trasportate in ambulanza, mentre altre tre sono state accompagnate in Questura per gli accertamenti. La protesta è proseguita anche in serata, con una nuova mobilitazione promossa dagli occupanti del Campus Einaudi e dal gruppo Torino per Gaza. Al centro degli interventi al megafono il costo della vita, la difficoltà di sostenere le spese quotidiane, la crisi della sanità pubblica, le condizioni degli istituti scolastici e la precarietà nel mondo universitario. I manifestanti hanno annunciato l’intenzione di continuare a scendere in piazza nei prossimi sabati.

A Milano, invece, la protesta ha raggiunto la tangenziale Est. Migliaia di persone hanno occupato le corsie per circa tre ore, dirigendosi verso Cascina Gobba. Le stime sulla partecipazione non coincidono: gli organizzatori hanno parlato di oltre 50mila presenze, mentre altre ricostruzioni hanno indicato numeri differenti. Durante l’iniziativa sono stati esplosi petardi e sono comparsi striscioni e scritte contro il governo e a sostegno della causa palestinese.

Napoli, l’azione al porto e la posizione del Viminale

A Napoli i manifestanti hanno raggiunto il varco Bausan del porto dopo oltre un’ora di confronto con le forze dell’ordine, che inizialmente impedivano l’accesso. L’ingresso è avvenuto senza scontri, mentre durante l’azione dimostrativa alcuni partecipanti hanno gettato nel fuoco banconote finte.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’operato delle forze di polizia, sottolineando la capacità di gestire numerose manifestazioni in contemporanea. Secondo il titolare del Viminale, i dispositivi di sicurezza hanno garantito il diritto a manifestare pacificamente, contenendo i tentativi di provocare disordini.

La giornata lascia così un quadro composito: una mobilitazione ampia, animata da rivendicazioni sociali e politiche, ma attraversata in alcune città da episodi di violenza e da tentativi di forzare i presidi delle autorità. Le 60 perquisizioni avviate in 23 città aggiungono ora un nuovo capitolo alla vicenda: quello delle responsabilità individuali e dell’eventuale ruolo svolto dalle comunicazioni online nell’alimentare gli scontri. Saranno gli accertamenti investigativi a chiarire chi abbia effettivamente incitato alla violenza e quali condotte possano avere rilevanza penale.