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Chi sarà il prossimo Segretario generale dell’ONU? La corsa al dopo Guterres è entrata nel vivo

Quello del 22 settembre 2026 all’Assemblea generale dell’ONU è stato l’intervento di commiato di António Guterres, prima della fine del suo secondo e ultimo mandato come Segretario generale delle Nazioni Unite, in scadenza il 31 dicembre 2026. Il successore non è stato ancora eletto: al momento i candidati sono sette e Rebeca Grynspan è quella che ha raccolto il maggiore sostegno nelle consultazioni informali. Ha 70 anni, è costaricana, economista e diplomatica, ed è molto stimata dopo aver ricoperto numerosi incarichi sia nel suo Paese sia in ambito ONU.

Vicepresidente del Costa Rica tra il 1994 e il 1998, Rebeca Grynspan è stata alta dirigente dello United Nations Development Programme (UNDP) e del Segretariato generale ibero-americano. Dal 2021 è segretaria generale della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), incarico dal quale si è temporaneamente allontanata nel 2026 per la candidatura alla guida dell’ONU. Nel luglio del 2022 Grynspan ha avuto un ruolo importante nei negoziati che portarono alla Black Sea Grain Initiative, l’accordo firmato ad Istanbul, che consentì di facilitare le esportazioni di prodotti agricoli dall’Ucraina e l’accesso ai mercati internazionali di alimenti e fertilizzanti russi. Favorevole a rendere l’ONU più utile, veloce e agile, in un recente intervento sull’Economist ha scritto a proposito dell’organizzazione: «Non tutte le critiche sono giuste. Ma non si può rispondere a una crisi di fiducia partendo dal presupposto che i critici abbiano torto».

Rebeca Grynspan potrebbe diventare la prima donna a ricoprire l’incarico di Segretario generale delle Nazioni Unite. Dal 1946, quando Trygve Lie fu eletto primo Segretario generale, la carica è infatti sempre stata ricoperta da un uomo. Guterres è il nono Segretario generale nella storia dell’ONU. Ad aprire la successione fu l’ex ministro degli Esteri norvegese, il già citato Trygve Lie, eletto nel febbraio del 1946 e dimessosi nel novembre del 1952, in un periodo caratterizzato da forti tensioni con l’Unione Sovietica, anche a causa della guerra di Corea. Dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta nel 1961 in un incidente aereo, gli succedette l’ex ministro degli Esteri svedese Dag Hammarskjöld, l’unico Segretario generale dell’ONU ad aver ricevuto il premio Nobel per la Pace a titolo postumo.

Per un decennio fu poi Segretario generale dell’ONU il birmano U Thant, primo asiatico a ricoprire l’incarico. Durante il suo mandato dovette affrontare numerose crisi internazionali, dalla questione di Berlino alla guerra del Vietnam, fino alle tensioni in Medio Oriente. Dal 1972 al 1981 fu la volta dell’ex ministro degli Esteri austriaco Kurt Waldheim. Il suo mandato fu successivamente segnato dalle controversie sul suo passato nell’esercito tedesco durante la Seconda guerra mondiale e dalle accuse relative al suo possibile coinvolgimento in deportazioni e operazioni di rappresaglia.

Dal gennaio del 1982 al dicembre 1991 venne scelto il peruviano Javier Pérez de Cuéllar, che rifiutò la possibilità di un terzo mandato. I suoi due incarichi furono caratterizzati dalla guerra tra Iran e Iraq, dalla Guerra del Golfo e dalla fase finale della Guerra fredda, culminata nella dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel 1988 il premio Nobel per la Pace fu assegnato alle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, impegnate in numerose missioni internazionali. Gli succedette Boutros Boutros-Ghali, giurista, politico e diplomatico egiziano, che non venne confermato per un secondo mandato a causa del veto opposto dagli Stati Uniti.

Al suo posto venne eletto un secondo Segretario generale africano, il funzionario ONU ghanese Kofi Annan, che ricoprì la carica dal 1997 al 2006 e ricevette il premio Nobel per la Pace nel 2001. Dopo di lui arrivò Ban Ki-moon, ex ministro degli Esteri sudcoreano, il cui mandato fu segnato, tra le altre cose, dalle Primavere arabe, dalla guerra in Siria e dalla crescente centralità della questione climatica. Dal 2017 il Segretario generale è António Guterres, ex primo ministro portoghese, arrivato al termine del suo ultimo mandato.

A rafforzare le possibilità di Grynspan c’è anche una consuetudine politica, non formalizzata, che negli anni ha favorito una certa rotazione geografica nell’assegnazione dell’incarico. In questa prospettiva, diversi Paesi sostengono che potrebbe essere arrivato il momento di affidare la carica a un candidato dell’America Latina. Oltre a lei si sta posizionando come possibile futura Segretaria generale anche Carolyn Rodrigues-Birkett, ex ministra degli Esteri della Guyana e diplomatica con una lunga esperienza alle Nazioni Unite. La Guyana, situata a est del Venezuela, è diventata negli ultimi anni una delle economie con la crescita più rapida al mondo, soprattutto grazie allo sfruttamento degli enormi giacimenti petroliferi scoperti al largo delle sue coste.

Un’altra candidatura considerata forte è quella di Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), un argentino di origini italiane che negli ultimi anni ha avuto un ruolo di primo piano nelle questioni legate alla sicurezza nucleare nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina. Gli altri candidati sono Macky Sall, presidente del Senegal dal 2012 al 2024; María Fernanda Espinosa, politica, poeta, esperta di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile ecuadoriana; Olara Otunnu, diplomatico, ex rappresentante dell’Uganda all’ONU ed ex ministro degli Esteri; e Ivonne A-Baki, anche lei dell’Ecuador, già ambasciatrice e sostenitrice di un significativo rinnovamento dell’ONU.

La nomina viene formalmente effettuata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, composta da 193 Stati membri, su raccomandazione del Consiglio di sicurezza. Il percorso che conduce alla scelta passa infatti soprattutto attraverso una complessa fase di consultazioni all’interno del Consiglio di sicurezza, formato da 15 Paesi: dieci membri non permanenti, eletti a rotazione per un mandato di due anni, e cinque membri permanenti, che dispongono del diritto di veto.

In questa fase preliminare, il Consiglio di sicurezza sta utilizzando i cosiddetti “straw poll”, ovvero consultazioni informali attraverso le quali ciascuno dei 15 membri esprime il proprio orientamento sui diversi candidati. Per ogni nome, i rappresentanti possono indicare tre possibili posizioni: “incoraggiare” (encourage), “scoraggiare” (discourage) oppure non esprimere alcuna preferenza o opinione. Queste votazioni non hanno un valore formale, ma permettono di delineare i rapporti di forza tra i candidati e di individuare quelli che possono contare su un maggiore sostegno o, al contrario, su una significativa opposizione. Un numero elevato di giudizi negativi rappresenta comunque un segnale importante, anche se dagli straw poll non è possibile sapere se tra i Paesi contrari ci sia uno dei cinque membri permanenti, in grado di esercitare il diritto di veto.

Un esempio significativo è quello dell’ex presidente cilena Michelle Bachelet, che ha deciso di ritirarsi dalla corsa dopo aver raccolto 11 valutazioni contrarie. Anche Rafael Grossi ha registrato un aumento delle opposizioni nei sondaggi informali: in una delle precedenti consultazioni, i voti “discourage” nei suoi confronti erano arrivati a sei. Più favorevole appare invece la situazione di Rebeca Grynspan e Carolyn Rodrigues-Birkett, che hanno raccolto un numero consistente di consensi nelle consultazioni informali, anche se il risultato degli straw poll non equivale a un’elezione e non consente ancora di conoscere l’esito conclusivo.

La decisione finale dipenderà dagli equilibri all’interno del Consiglio di sicurezza e dalla posizione dei suoi cinque membri permanenti. Per ottenere la raccomandazione è necessario raggiungere almeno nove voti favorevoli tra i 15 componenti dell’organismo e, soprattutto, nessuno dei cinque membri permanenti deve esercitare il proprio diritto di veto. Solo dopo la raccomandazione del Consiglio di sicurezza l’Assemblea generale potrà procedere formalmente alla nomina del nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite.