La Commissione europea ha dato una valutazione positiva alla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia. Il via libera definitivo spetta al Consiglio UE. Il governo prevede circa 14 miliardi di spesa aggiuntiva nel 2027 e altrettanti nel 2028: metà per la difesa, metà per la sicurezza energetica. Saranno risorse prese a prestito, vincolate a interventi precisi e da valutare anche per il loro effetto sul debito.
La Commissione europea ha dato parere favorevole alla richiesta dell’Italia di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale per aumentare le spese in difesa e sicurezza energetica. È un passaggio decisivo per i programmi economici del governo, ma la procedura non è conclusa: il fascicolo passa ora al Consiglio dell’Unione europea, che avrà un mese per pronunciarsi. Solo dopo il suo via libera la clausola sarà formalmente attivata.
Un portavoce della Commissione ha spiegato che la richiesta italiana, presentata l’11 settembre, ha superato la valutazione sulla sostenibilità dei conti nel medio periodo. Il giudizio positivo consente al governo di avvicinarsi all’obiettivo indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica: spendere circa 14 miliardi in più nel 2027 e 14 nel 2028, suddivisi ogni anno in circa 7 miliardi per la difesa e 7 per l’energia.
Il significato politico del via libera è chiaro. Roma ottiene la possibilità di allentare temporaneamente il percorso di spesa concordato con l’Europa per due priorità considerate strategiche. Ma è altrettanto importante chiarire che cosa non è stato approvato: Bruxelles non ha stanziato un fondo da trasferire all’Italia e non ha autorizzato il governo a impiegare liberamente quei miliardi per qualunque misura della prossima manovra.
Come funziona la clausola
La clausola di salvaguardia nazionale permette a uno Stato, in presenza di circostanze eccezionali e a precise condizioni, di discostarsi temporaneamente dal percorso di crescita della spesa pubblica fissato secondo le regole europee. Nata per accompagnare l’aumento degli investimenti nella difesa, nel 2026 è stata estesa anche a determinate misure di sicurezza energetica.
Nel caso italiano, il governo intende utilizzare uno spazio pari ogni anno a circa lo 0,3 per cento del PIL per la difesa e a un ulteriore 0,3 per cento per l’energia, sia nel 2027 sia nel 2028. In termini monetari sono i circa 14 miliardi annui indicati nei documenti di programmazione. Per l’energia, questa scelta esaurirebbe il margine cumulativo previsto dalle regole europee: fino allo 0,3 per cento del PIL all’anno, ma non oltre lo 0,6 per cento complessivo nel periodo 2026-2028.
La differenza tra “flessibilità” e “finanziamento” è sostanziale. Le spese restano a carico del bilancio italiano. Se non sono compensate da maggiori entrate o da tagli altrove, accrescono il disavanzo e il debito. La clausola consente di trattarle in modo particolare nella verifica del rispetto del percorso di spesa europeo; non le fa sparire dai conti pubblici e non equivale a un assegno di Bruxelles.
Per questo va letta con cautela anche la formula secondo cui l’Europa avrebbe semplicemente alzato per l’Italia il limite del deficit dal 3 al 4,5 per cento del PIL. Il meccanismo riguarda anzitutto la deviazione consentita rispetto al percorso della spesa netta, entro condizioni e massimali specifici. Il disavanzo effettivo continuerà a essere rilevato e il rapporto tra debito e PIL resterà un elemento centrale della valutazione europea.
Il quadro dei conti: deficit sopra il 3 per cento nel 2027 e nel 2028
Il Documento programmatico di finanza pubblica presenta due scenari: uno coerente con il percorso ordinario di bilancio e uno che incorpora la richiesta di attivare la clausola. In quest’ultimo, secondo la ricostruzione illustrata al Senato, il deficit pubblico è previsto al 2,9 per cento del PIL nel 2026, per poi salire al 3,4 per cento nel 2027 e al 3,2 per cento nel 2028. Il governo prevede quindi un ritorno al 2,3 per cento nel 2029.
Il dato spiega perché la decisione europea sia importante per Palazzo Chigi. Senza la flessibilità, l’aumento programmato delle spese per difesa ed energia dovrebbe essere compensato più rigidamente da altre misure. Con la clausola, il governo può programmare quegli interventi anche mentre il deficit effettivo torna sopra la soglia del 3 per cento, purché siano rispettate le condizioni stabilite dall’Unione.
Resta però una domanda di fondo: quanto di questa spesa produrrà risultati durevoli? Le previsioni del governo indicano una crescita dell’economia italiana dell’1 per cento nel 2026, dello 0,8 nel 2027 e dello 0,9 nel 2028. Con un’economia che cresce lentamente e un debito pubblico molto elevato, la qualità degli investimenti conta almeno quanto il margine ottenuto per finanziarli.
Energia: più reti e meno dipendenza, non sconti generalizzati
È sul capitolo energetico che il significato della decisione rischia di essere frainteso. La Commissione ha definito un elenco di interventi potenzialmente ammissibili: investimenti nelle reti elettriche, nella produzione di energia pulita, nei sistemi di accumulo, nell’efficienza degli edifici, nell’elettrificazione dei trasporti e delle attività produttive. L’obiettivo è ridurre in modo strutturale la dipendenza dai combustibili fossili e rendere più resistente il sistema energetico europeo.
Gli orientamenti europei sono altrettanto espliciti su ciò che resta fuori. La flessibilità non copre il taglio delle accise sui carburanti, i prezzi fissati per legge, i sussidi ai combustibili fossili o gli aiuti generalizzati pensati soltanto per attenuare il rincaro immediato delle bollette. Misure di questo tipo possono essere decise da un governo, ma devono trovare una copertura diversa: non basta chiamarle “interventi per l’energia” per farle rientrare nella clausola.
La distinzione ha conseguenze molto concrete per il dibattito italiano, segnato dai prezzi dei carburanti e dai costi dell’energia per famiglie e imprese. I circa 7 miliardi annui destinati all’energia non sono automaticamente disponibili per prorogare uno sconto sul diesel o distribuire un bonus indistinto. Ogni intervento dovrà dimostrare di contribuire alla sicurezza energetica nel tempo. La Commissione ne valuterà l’ammissibilità caso per caso e chiederà informazioni sui costi e sui risultati.
La difesa e le scelte della prossima manovra
L’altra metà dello spazio previsto dal governo riguarda la difesa. Anche qui la clausola offre un margine per aumentare la spesa rispetto al percorso ordinario, nel quadro della risposta europea alla guerra russa contro l’Ucraina e al peggioramento dello scenario di sicurezza. Il governo, però, non utilizza per questo capitolo tutta la flessibilità teoricamente disponibile: ha scelto un incremento di circa lo 0,3 per cento del PIL in ciascuno dei due anni considerati.
Il via libera europeo sposta così il confronto dal se l’Italia possa chiedere più spazio al come intenda usarlo. Per la difesa servirà capire quali capacità e programmi verranno finanziati, con quali tempi e con quale controllo sui costi. Per l’energia conterà verificare se gli interventi ridurranno davvero la vulnerabilità a nuove crisi dei prezzi e degli approvvigionamenti.
C’è poi la questione della manovra 2027. La clausola apre un margine per due capitoli specifici, ma non finanzia automaticamente le altre promesse della maggioranza, dai tagli fiscali alle misure sociali. Quelle scelte richiederanno risorse proprie e dovranno convivere con il peso degli interessi sul debito. Presentare la flessibilità europea come la soluzione generale ai problemi di bilancio significherebbe attribuirle un effetto che non ha.
Il conto dopo il 2028
La flessibilità energetica prevista da Bruxelles è temporanea. Dopo il 2028, le misure che continueranno a comportare una spesa dovranno trovare posto nei bilanci ordinari. Gli orientamenti della Commissione avvertono inoltre che l’aumento del deficit e del debito prodotto dall’uso della clausola inciderà sulla definizione dei successivi piani di bilancio e potrà richiedere aggiustamenti futuri.
È il punto su cui si misurerà la solidità dell’operazione italiana. Spendere oggi a debito può avere una giustificazione forte se permette di costruire infrastrutture energetiche più robuste e capacità di difesa necessarie. Diventa molto meno convincente se il margine viene assorbito da interventi poco mirati o incapaci di produrre benefici duraturi.
La Commissione ha aperto la porta e il Consiglio UE dovrà completare la procedura. Il governo ha ora davanti il passaggio più difficile: trasformare un’autorizzazione temporanea a spendere di più in investimenti verificabili, senza confondere lo spazio nei conti con denaro gratuito.
Fonti
- ANSA, valutazione positiva della Commissione e passaggio al Consiglio UE
- Commissione europea, funzionamento delle clausole di salvaguardia
- Commissione europea, orientamenti ufficiali sulle misure energetiche ammissibili
- Senato, esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026
- Ragioneria generale dello Stato, pubblicazione del DPFP 2026
