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Accise, prima il governo celebra il tetto sul diesel poi lascia scadere lo sconto: e ora prepara la retromarcia

Il taglio delle accise è terminato il 5 ottobre senza che partisse il meccanismo destinato a sostituirlo. Eni, che aveva legato il proprio tetto sul gasolio all’agevolazione fiscale, lo ha alzato da 2,19 a 2,25 euro al litro. Una nuova proroga è allo studio, ma non è stata decisa.

Il governo conosceva la data di scadenza dello sconto sul diesel. Conosceva anche la condizione posta da Eni: il tetto di 2,19 euro al litro annunciato a settembre era «correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore». Eppure il 5 ottobre è passato senza una proroga e senza il decreto necessario ad attivare le cosiddette accise mobili. La mattina dopo Eni ha portato il proprio limite a 2,25 euro. Ora, secondo quanto riferisce Repubblica, l’esecutivo valuta di reintrodurre proprio il taglio che ha lasciato scadere.

È questo il pasticcio. Non il fatto che una misura temporanea sia finita: la sua scadenza era scritta nel decreto. Il problema è aver annunciato una soluzione successiva senza metterla in funzione in tempo, mentre il governo presentava il tetto praticato dalle compagnie come una risposta efficace al caro carburanti.

La scadenza era fissata per legge

L’ultimo intervento sul gasolio aveva ridotto l’accisa a 622,90 euro per mille litri dal 26 settembre al 5 ottobre. Dal 6 ottobre è tornata all’aliquota ordinaria di 672,90 euro: cinque centesimi in più per litro di accisa, che diventano 6,1 centesimi al prezzo finale considerando anche l’Iva.

Per un pieno da 50 litri, l’effetto teorico del solo venir meno dello sconto è di 3,05 euro, se l’aumento fiscale viene trasferito interamente al consumatore. È esattamente l’ordine di grandezza dell’adeguamento annunciato oggi sulla rete Eni. Questo non significa che ogni distributore abbia aumentato il prezzo di sei centesimi nello stesso momento: prezzi alla pompa, scorte e tempi di aggiornamento variano da impianto a impianto.

Il governo contava sulle «accise mobili», il meccanismo che permette di destinare parte del maggior gettito Iva generato dai rincari del petrolio a una riduzione dell’imposta sui carburanti. Ma serviva un decreto dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente che ne stabilisse entità e durata. Alla scadenza dello sconto, quel decreto non risultava pubblicato. Per la prima volta da marzo il diesel è rimasto senza una riduzione fiscale.

Il tetto Eni aveva una condizione

Il 25 settembre Eni aveva annunciato per gli impianti Enilive aderenti un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 per il gasolio, inizialmente per trenta giorni. Nello stesso comunicato aveva precisato che il limite era legato all’agevolazione sulle accise. La condizione non era nascosta: era nella comunicazione pubblica della società.

Eni, dunque, ha adeguato il tetto del diesel alla fine dello sconto fiscale. La scelta può essere discussa sul piano commerciale, ma non è una sorpresa prodotta da una clausola comparsa all’ultimo momento. La sorpresa, semmai, sembra essere stata del governo. Stando alla ricostruzione di Repubblica, il rialzo ha riaperto a Palazzo Chigi la valutazione di una proroga.

Il limite fissato da Eni, inoltre, non è un prezzo imposto a tutti i distributori italiani. È un’iniziativa commerciale applicata alla rete aderente. Il 3 ottobre il ministero delle Imprese celebrava oltre 10mila punti vendita con benzina sotto i due euro e gasolio sotto i 2,20. Era un dato significativo, ma non equivaleva a dire che il prezzo nazionale fosse stato bloccato. Nella rilevazione riportata da Adnkronos per la mattina del 6 ottobre, la media self sulla rete stradale era di 2,244 euro per il diesel e 2,043 per la benzina.

Il costo di una nuova proroga e quello dell’incertezza

Una nuova riduzione delle accise richiederebbe risorse e una durata definita. È il motivo per cui il governo aveva indicato nelle accise mobili, finanziate dal maggior gettito Iva, il passaggio successivo agli sconti pagati con altri fondi pubblici. Ma quel passaggio non è avvenuto alla data promessa. Tornare ora alla proroga significa riaprire la stessa domanda: con quali coperture e per quanto tempo?

C’è anche un limite più generale agli sconti uguali per tutti. Chi acquista più carburante ottiene un beneficio maggiore, indipendentemente dal reddito o dalla necessità di usare l’auto per lavorare. Aiuti mirati a famiglie e attività più esposte sarebbero una scelta diversa, ma richiedono criteri e strumenti pronti prima della scadenza degli interventi esistenti. Non possono essere evocati ogni volta che una proroga sta per finire e poi rinviati.

La vicenda del diesel mostra un governo costretto a rincorrere gli effetti di una data che aveva stabilito da sé. Prima lascia terminare lo sconto, poi vede salire il tetto sul quale aveva puntato anche politicamente, infine valuta di ripristinare il taglio. Se arriverà una nuova misura, il prezzo potrà tornare a scendere. Resterà però la domanda su come sia stato possibile arrivare al 6 ottobre senza aver deciso che cosa dovesse accadere il 6 ottobre.

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