A quasi trent’anni dalla morte,Lady Diana torna al centro di un nuovo racconto destinato a far discutere. Questa volta, però, a ricostruirne la vita non sarà un biografo, un giornalista o qualcuno degli innumerevoli osservatori della famiglia reale britannica. A prendere la parola èCharles Spencer, fratello minore della principessa, che ha deciso di affidare a un libro ricordi personali, episodi familiari e la propria versione di vicende che, sostiene, nel corso degli anni sarebbero state raccontate in maniera inesatta.
Il volume uscirà il22 settembre in contemporanea mondiale in dodici Paesi. In Italia sarà pubblicato da Mondadori con il titoloCanto del cigno: Diana, mia sorella. Un’uscita che arriva a poche settimane dal ventinovesimo anniversario della morte della principessa, avvenuta a Parigi il 31 agosto 1997. L’intenzione dichiarata da Spencer è ambiziosa:rimettere ordine nella storia della sorella, distinguendo ciò che ha vissuto e conosciuto direttamente dalle ricostruzioni che si sono accumulate attorno a una delle donne più raccontate e fotografate del Novecento.
Dall’infanzia al matrimonio con Carlo
Il libro ripercorrerà anzitutto gli anni dell’infanzia, segnata dalle difficoltà familiari, per arrivare al periodo che trasformò Diana Spencer in una figura conosciuta in ogni angolo del mondo: l’ingresso nella famiglia reale e il matrimonio con l’allora principe Carlo. Un’unione durata quindici anni e diventata progressivamente materia di cronaca pubblica, tra crisi coniugali, pressioni della monarchia e un’attenzione mediatica che accompagnò Diana fino alla morte. Spencer tornerà anche sui giorni immediatamente successivi all’incidente di Parigi, quando la reazione iniziale di Buckingham Palace al lutto provocò una delle crisi più profonde vissute dalla monarchia britannica in epoca contemporanea.
Milioni di persone piansero Diana, mentre cresceva nel Paese la sensazione che la famiglia reale non avesse compreso fino in fondo la dimensione emotiva di quanto stava accadendo. MaCanto del cignopromette di essere soprattuttoil ritratto privato di Diana attraverso lo sguardo di chi la conosceva prima che diventasse Lady D. Charles Spencer la descrive come «una personalità unica e piena di vitalità, colma d’amore, carisma e insicurezze», una donna che, nonostante una vita interrotta troppo presto, avrebbe lasciato «il mondo molto migliore di come lo aveva trovato».
Spencer: «Falsità diventate verità»
È proprio la quantità di libri, articoli, documentari e testimonianze pubblicati negli ultimi decenni ad aver convinto il conte Spencer a scrivere. Avvicinandosi il trentesimo anniversario della morte di Diana, ha spiegato, sono tornate a moltiplicarsi le richieste di interviste. Da qui la decisione di raccogliere una volta per tutte pensieri e ricordi personali, invece di continuare a leggere le interpretazioni altrui. Alcune di queste, sostiene Spencer, si fonderebbero su«falsità che, con il passare del tempo, sono finite per essere accettate». È probabilmente questo l’aspetto che susciterà maggiore curiosità. Il libro annuncia infattirivelazioni e nuove ricostruzioni di episodi ormai entrati nella narrazione collettiva sulla principessa, con l’obiettivo dichiarato di contestare alcune delle convinzioni consolidate sulla sua vita.
Una Diana lontana dal mito
L’editore britannico presenta il volume come un’opera molto personale e sorprendentemente sincera, capace di commuovere senza trasformarsi in un esercizio sentimentale. Dietro le rivelazioni, infatti, Spencer sembra voler recuperare prima di tutto la persona rimasta spesso nascosta dietro l’icona. Perché Diana, dopo quasi trent’anni, continua a vivere in una strana dimensione sospesa:principessa e celebrità, vittima e protagonista, personaggio pubblico raccontato infinite volte e donna privata che forse conosciamo molto meno di quanto immaginiamo.
Ed è proprio su questa distanza che il fratello sembra voler intervenire. Non l’ennesima biografia di Lady D, almeno nelle intenzioni, ma il racconto di Diana Spencer fatto da qualcuno che, molto prima del matrimonio reale, dei fotografi e delle copertine, la chiamava semplicemente sorella.

