Oggi, 30 ottobre 2026, compie gli anni l’attore che ha trasformato Arthur Fonzarelli in una delle icone più amate della televisione. Ma dietro il giubbotto di pelle, lo schiocco delle dita e l’immancabile «Ayyy!» c’è una storia fatta di difficoltà, successi, fragilità e ripartenze. A raccontarla è Essere Henry, il Fonzie e oltre…, l’autobiografia arrivata in Italia.
Uno schiocco di dita per attirare l’attenzione delle ragazze, un pugno sul jukebox per far partire la musica, il pollice alzato e quell’inconfondibile «Ayyy!». Bastavano pochi gesti per riconoscere Fonzie, il ragazzo dal giubbotto di pelle che ha conquistato milioni di spettatori e attraversato le generazioni. Arthur Fonzarelli, il personaggio interpretato da Henry Winkler in Happy Days, è diventato molto più di una figura televisiva: un’icona pop, un modello di sicurezza e disinvoltura, un pezzo di immaginario collettivo.
Oggi, 30 ottobre, Henry Winkler festeggia il compleanno. Nato a New York nel 1945, compie 81 anni. E proprio mentre il pubblico continua ad associarlo a quel personaggio capace di aggiustare tutto con un colpo ben assestato al jukebox, c’è un libro che invita a guardare oltre il mito. Si intitola Essere Henry, il Fonzie e oltre…, è la sua autobiografia, scritta con James Kaplan e pubblicata in Italia da Il Castello, nella collana Chinaski. Un racconto che comincia molto prima del successo di Happy Days e prosegue molto dopo la fine della serie. Perché la storia di Winkler non è soltanto quella di un attore diventato famoso in tutto il mondo: è anche il percorso di un uomo che ha dovuto fare i conti con le proprie insicurezze, con una dislessia rimasta a lungo sconosciuta e con il rischio di essere identificato per sempre con il personaggio che gli aveva regalato la celebrità.
La nascita di Fonzie, il ragazzo che conquistò l’America
Quando Happy Days debutta nel 1974, Henry Winkler non può immaginare che quel ruolo finirà per segnare in modo indelebile la sua carriera. Arthur Fonzarelli nasce come personaggio secondario, ma conquista rapidamente uno spazio sempre più importante nella serie. È il ragazzo apparentemente invulnerabile, quello che non ha bisogno di alzare la voce per farsi rispettare, che conosce le regole della strada e sa sempre come cavarsela. Il suo giubbotto di pelle, i capelli pettinati all’indietro, la motocicletta e il modo di parlare diventano elementi di un linguaggio riconoscibile. Fonzie è il ribelle buono, il duro dal cuore generoso, capace di proteggere gli amici e di conquistare il pubblico senza rinunciare alla propria ironia.
La popolarità cresce a tal punto che il personaggio finisce per oscurare persino gli altri protagonisti della sitcom. La rete televisiva arriva a valutare uno spin-off interamente dedicato a lui, o addirittura un cambio di titolo della serie in Fonzie’s Happy Days. Winkler racconta di aver rifiutato la proposta: non voleva separare Fonzie dal gruppo che aveva contribuito al successo dello show. Il successo, tuttavia, non è soltanto una conquista. Può diventare anche un’etichetta difficile da scrollarsi di dosso.

Quando Fonzie diventa una prigione
Dopo dieci stagioni, Happy Days si conclude, ma Fonzie continua a vivere nell’immaginario del pubblico. Per Henry Winkler, invece, comincia una fase complicata. I produttori e i responsabili dei casting faticano a immaginarlo in ruoli diversi: è troppo famoso, troppo riconoscibile, troppo legato a quel personaggio. L’attore si ritrova così davanti a un paradosso: ciò che gli ha dato la fama rischia di impedirgli di dimostrare quanto altro sappia fare. Arrivano partecipazioni televisive, qualche ruolo cinematografico e lunghi periodi di inattività. La popolarità di Fonzie sembra aver occupato tutto lo spazio disponibile, lasciando poco margine all’uomo che lo interpreta.
È uno dei passaggi più interessanti dell’autobiografia: Winkler non rinnega il personaggio, al quale resta profondamente affezionato, ma racconta la fatica di convivere con un’immagine pubblica tanto ingombrante. Il libro diventa così anche una riflessione sul prezzo della celebrità e sulla necessità di non confondere mai una persona con il ruolo che l’ha resa famosa.

La dislessia, una battaglia cominciata da bambino
Dietro la sicurezza di Fonzie c’è un’infanzia tutt’altro che semplice. Winkler cresce in una famiglia ebrea le cui radici affondano nella Germania, da cui i genitori erano riusciti a fuggire durante il nazismo. A scuola incontra difficoltà profonde nella lettura e nella scrittura, che per molto tempo vengono interpretate come mancanza di capacità o di impegno. La dislessia gli verrà diagnosticata soltanto in età adulta. Fino ad allora, quelle difficoltà hanno alimentato frustrazione e senso di inadeguatezza, anche mentre la sua carriera sembrava procedere verso il successo. Imparare i copioni, affrontare le audizioni e sostenere gli studi di recitazione richiedeva uno sforzo supplementare, spesso invisibile agli altri.
Questa esperienza ha lasciato un segno profondo, ma è diventata anche una spinta a fare qualcosa per chi attraversa le stesse difficoltà. Dal 2003 Winkler si è dedicato alla letteratura per ragazzi con la serie Hank Zipzer, scritta insieme a Lin Oliver. Il protagonista è un bambino dislessico alle prese con la scuola, con gli errori e con le difficoltà quotidiane. Una storia che nasce direttamente dall’esperienza dell’attore e che vuole trasmettere ai giovani lettori un messaggio semplice: una difficoltà non deve trasformarsi in una condanna.
La seconda vita di Henry Winkler
La carriera di Winkler non si è esaurita con la fine di Happy Days. Ha lavorato come attore, regista e produttore, contribuendo anche al percorso di Ron Howard, il collega che nella sitcom interpretava Richie Cunningham e che sarebbe diventato uno dei registi più affermati di Hollywood. Tra le produzioni a cui ha lavorato c’è anche la celebre serie MacGyver. La vera riscoperta come interprete arriva però molti anni dopo, con Barry, la serie HBO creata da Bill Hader. Qui Winkler veste i panni di Gene Cousineau, un insegnante di recitazione eccentrico, ambizioso e pieno di contraddizioni. Un ruolo lontanissimo dal Fonzie degli anni Settanta, che gli permette di mostrare una nuova maturità artistica.
Nel 2018 arriva anche il primo Emmy in prima serata, un riconoscimento importante per un attore che ha dovuto aspettare a lungo prima di essere apprezzato al di là del personaggio più famoso della sua carriera.

Un’autobiografia per conoscere l’uomo oltre il mito
Essere Henry, il Fonzie e oltre… non è soltanto un viaggio nella storia di una star televisiva. È un racconto personale che intreccia famiglia, identità, difficoltà di apprendimento, amicizie e incontri con alcuni dei grandi protagonisti di Hollywood. Ci sono gli anni della fama, i momenti più difficili, gli aneddoti sui set e anche lo sguardo della moglie Stacey, che firma alcuni capitoli e contribuisce a restituire un ritratto più intimo dell’attore. Il libro permette di rileggere anche Fonzie sotto una luce diversa. Non più soltanto il ragazzo invincibile che faceva impazzire le ragazze e metteva in moto il jukebox con un pugno, ma il personaggio che ha aperto a Winkler le porte del successo e, allo stesso tempo, lo ha costretto a cercare per anni una strada per andare oltre. Il pubblico continuerà probabilmente a ricordarlo con il giubbotto di pelle, il sorriso sornione e quel dito schioccato a cui sembrava obbedire il mondo. Ma dietro Fonzie c’è Henry Winkler: un attore che ha conosciuto il successo e la paura di perderlo, che ha trasformato una difficoltà personale in un impegno per gli altri e che ha dimostrato come una carriera possa avere più di una stagione.
Perché si può essere Fonzie per sempre, senza smettere di essere Henry.
