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LEADER CERCASI

Campo largo, prove di alleanza: le primarie arrivano a febbraio 2027, ma l’intesa resta un cantiere

Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni fissano il calendario: programma entro novembre, manifestazione a dicembre e primarie entro febbraio. Un piccolo passo per la coalizione, almeno sulla carta. Perché tra la scelta del leader, le differenze politiche e le ambizioni dei singoli, la strada per costruire un’alternativa a Meloni è ancora tutta da percorrere.

Il Campo largo prova a darsi una tabella di marcia. E, per una volta, almeno sulle date sembra esserci una certa convergenza. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno annunciato che le primarie della coalizione progressista si terranno entro febbraio. Prima, però, ci sono altri appuntamenti da rispettare: il programma comune da definire entro novembre e una manifestazione nazionale a dicembre contro la manovra del governo Meloni.

Insomma, il calendario c’è. Adesso resta da costruire la coalizione. Che, a giudicare dalla storia recente del centrosinistra, potrebbe rivelarsi un esercizio decisamente più impegnativo.

La nota congiunta parla di partecipazione democratica, leadership condivisa e alternativa di governo. Parole importanti, persino solenni. Ma dietro la diplomazia dei comunicati restano le domande che accompagnano da tempo il progetto del Campo largo: chi comanda? Su quale programma? E soprattutto, quanto sono disposti a concedersi reciprocamente i protagonisti di questa alleanza ancora in costruzione?

Le primarie, intanto, vengono indicate come lo strumento per individuare una leadership legittimata da tutte le componenti. Una soluzione che dovrebbe trasformare le diverse ambizioni in una competizione regolata. Ma proprio qui si nasconde uno dei nodi più delicati: nessuno dei principali protagonisti sembra intenzionato a rinunciare al proprio peso politico. Schlein guida il Pd, Conte ha un’identità e un elettorato da preservare, mentre Bonelli e Fratoianni rappresentano una componente ecologista e di sinistra che non vuole ridursi a semplice comparsa.

E poi c’è il programma. Il confronto partirà la prossima settimana, con l’obiettivo di arrivare a una sintesi entro novembre. Non sarà una passeggiata. Dalla politica estera alla giustizia, dall’energia alle politiche economiche, le sensibilità dei partiti non coincidono automaticamente. La comune opposizione a Meloni può rappresentare un collante, ma governare significa anche decidere cosa fare quando non si è d’accordo. A dicembre, nel frattempo, tutti in piazza contro quella che i leader definiscono «pessima manovra». La manifestazione sarà aperta alle altre forze di opposizione, alle organizzazioni sociali e alla società civile. Un’occasione per mostrare un fronte unito, almeno nella protesta. Perché contestare una legge di bilancio è certamente più semplice che scrivere insieme una legge di governo.

Il punto, infatti, è proprio questo: il Campo largo sembra procedere per appuntamenti. Una riunione, una nota congiunta, un tavolo programmatico, una manifestazione, infine le primarie. Ogni passaggio viene presentato come un avanzamento. Ma la politica non è soltanto una successione di scadenze e fotografie di gruppo. È capacità di trovare una linea comune, assumersi responsabilità e accettare compromessi.

Per ora i quattro leader hanno dimostrato di poter condividere un comunicato. È già qualcosa, considerando le difficoltà incontrate fin qui. Ma tra una nota congiunta e un progetto politico riconoscibile c’è ancora una distanza da colmare.

Il Campo largo, insomma, ha finalmente fissato l’appuntamento con il proprio futuro. Resta da capire se a febbraio avrà trovato un leader, un programma e soprattutto una coalizione. Oppure se, arrivato il momento di scegliere, tornerà a discutere proprio di ciò che oggi ha deciso di rimandare.