Vai al contenuto

L'ALTRA FACCIA DEL LUSSO

Windsor, la Corona non paga gli sprechi: Kate ricicla gli abiti, Carlo rammenda i calzini

Dai vestiti indossati più volte alle luci spente personalmente, fino agli avanzi recuperati in cucina: dietro i cancelli dei palazzi britannici, la parsimonia è una tradizione di famiglia. Elisabetta II ne aveva fatto un’arte, Kate Middleton la porta avanti con eleganza. E c’è chi, tra i Windsor, arriva a fare la spesa nei negozi dell’usato.

A Buckingham Palace si può parlare di tutto, ma guai a sprecare. Nemmeno un limone usato per decorare un piatto, un fiocco di Natale o un cappotto che avrebbe ancora qualche stagione da vivere. Perché se è vero che i Windsor abitano in castelli e indossano corone, è altrettanto vero che, almeno secondo i racconti sulla loro vita privata, non sempre amano comportarsi da milionari quando si tratta di aprire il portafoglio.

La parsimonia, in casa reale britannica, è quasi una questione dinastica. La regina Elisabetta II ne aveva fatto una disciplina quotidiana, re Carlo III ne ha raccolto l’eredità e Kate Middleton sembra averne perfezionato la versione contemporanea: meno ostentazione, più riutilizzo. Un’economia domestica di altissimo livello, dove il risparmio convive con il lusso e il guardaroba può essere principesco senza essere necessariamente nuovo.

Kate Middleton, la principessa che tratta sul prezzo

Soprannominata dalla stampa britannica Thrifty Kate, cioè Kate la parsimoniosa, la principessa del Galles è diventata un esempio di sobrietà nelle spese. Certo, il suo concetto di risparmio parte da un punto di vista decisamente privilegiato, ma alcune abitudini sembrano avere poco a che fare con il conto in banca.

Kate è nota per riproporre abiti e accessori già indossati in occasioni pubbliche, una scelta che nel mondo della moda viene spesso letta come un segnale contro il consumo compulsivo. E non si limita al guardaroba: secondo quanto riportato da Io Donna nell’articolo firmato da Emily Stefania Coscione, durante i lavori nella nuova residenza di Forest Lodge, a Windsor, sarebbe stata lei stessa a trattare con gli operai per ottenere prezzi più convenienti. Anche per arredare casa, la principessa non disdegnerebbe Ikea e i charity shop, i negozi dell’usato i cui ricavi vengono destinati alla beneficenza. Una passione che avrebbe coinvolto anche i figli George, Charlotte e Louis. Quanto ai costumi di Halloween, la famiglia avrebbe scelto anche quest’anno un supermercato locale durante le vacanze autunnali ad Anmer Hall.

Insomma, niente obbligo di rivolgersi a una maison francese per travestirsi da strega o da scheletro. A corte, almeno su questo fronte, il carrello della spesa può essere democratico.

La cucina è di casa, anche a Kensington Palace

Il risparmio di Kate non si fermerebbe agli acquisti. Secondo le ricostruzioni pubblicate da Io Donna, la principessa avrebbe rinunciato al cuoco di corte e preferirebbe cucinare personalmente, salvo il supporto di assistenti e del personale necessario alla gestione quotidiana della casa. Un’abitudine che avrebbe trasmesso anche ai figli, in una sorta di educazione alla normalità impartita tra una lezione e un impegno ufficiale. Del resto, saper preparare un pasto non fa perdere il titolo nobiliare e, a quanto pare, neppure il controllo del bilancio familiare.

Anche le vacanze seguirebbero una logica simile. Accanto a destinazioni esclusive come Mustique e le isole Scilly, la famiglia trascorrerebbe parte delle pause estive nelle residenze reali immerse nella natura. Il vantaggio è evidente: panorami incantevoli, privacy e nessun conto da pagare per la vista sul lago.

Elisabetta II, la sovrana che spegneva le luci

Se Kate ha trasformato il riuso in una scelta di stile, la vera maestra della parsimonia resta Elisabetta II. Durante il suo lungo regno, la sovrana era famosa per l’attenzione agli sprechi, anche nei dettagli più piccoli. Secondo gli aneddoti riportati nel tempo dalla stampa britannica, la regina controllava personalmente che le luci fossero spente nelle stanze inutilizzate e preferiva lampadine poco potenti. Per scaldarsi, avrebbe fatto ricorso anche a stufette elettriche economiche, senza rinunciare a cappotti e abiti che potevano accompagnarla per decenni.

La sua attenzione arrivava persino alle scuderie: agli aiutanti avrebbe insegnato a utilizzare vecchi giornali per preparare i giacigli dei cavalli. E quando un limone impiegato per decorare un piatto tornò in cucina, la sovrana avrebbe suggerito di riutilizzarlo in un’altra ricetta. Il messaggio era chiaro: anche a corte, un ingrediente non diventa usa e getta solo perché è passato davanti a un re. A Natale, poi, i regali dovevano costare poche sterline. La tradizione racconta che Elisabetta raccogliesse carta e nastri dopo l’apertura dei pacchetti, per farli sistemare e riutilizzare l’anno seguente. Altro che carta da regalo monouso: a Windsor anche il fiocco poteva aspirare a una seconda vita.

Carlo III, il re che non butta via i vestiti

Carlo III sembra aver ereditato dalla madre non soltanto la corona, ma anche una certa avversione per gli sprechi. Il sovrano è noto per indossare abiti riparati e per conservare a lungo i propri capi. I calzini rammendati, in questo repertorio di piccoli risparmi, sono diventati il simbolo di una filosofia domestica lontana dall’idea che ogni cosa debba essere sostituita appena mostra i primi segni del tempo.

Anche nelle cucine reali, stando ai resoconti pubblicati da Io Donna, gli ingredienti coltivati negli orti delle residenze hanno un ruolo importante e gli avanzi vengono recuperati per preparare altri piatti. Una gestione che punta a limitare gli sprechi alimentari e che, almeno in teoria, potrebbe far scuola ben oltre le mura dei palazzi. Resta una contraddizione curiosa: i Windsor vivono in dimore storiche, circondati da personale e patrimoni considerevoli, ma alcune delle loro abitudini sembrano prese in prestito dal manuale della nonna. Con una differenza: quando un re rammenda un calzino, la notizia fa il giro del mondo.

La principessa Anna e il primato del risparmio

Nella gara familiare a chi spende meno, la principessa Anna è una concorrente temibile. Secondo i racconti della stampa britannica, viaggia spesso in treno, non avrebbe un autista personale fisso e, a Gatcombe Park, la sua residenza, non disdegnerebbe piatti semplici e alimenti acquistati al supermercato. Il suo guardaroba, con cappotti e cappelli che risalgono anche agli anni Settanta e Ottanta, racconta una fedeltà alla praticità che non si lascia scalfire dalle tendenze. Nel 1992, per le seconde nozze con Sir Timothy Laurence, avrebbe persino scelto un completo già indossato ad Ascot pochi mesi prima. E il celebre chignon, immutato da decenni, se lo sistema da sola in pochi minuti.

Non è necessariamente una questione di necessità economica: per alcuni membri della famiglia, il risparmio sembra essere diventato un’abitudine, per altri una dichiarazione contro gli eccessi.

Dai giovani Windsor a Pippa: la parsimonia non è per tutti

Anche tra i più giovani si intravedono comportamenti improntati alla sobrietà. Lady Louise Windsor, figlia del duca e della duchessa di Edimburgo, è stata raccontata mentre utilizzava i mezzi pubblici, mentre Zara Tindall avrebbe scelto di passare vestiti e accessori da un figlio all’altro. Lady Amelia Windsor, invece, promuove la moda sostenibile e il vintage, dimostrando che un capo di seconda mano può essere una scelta consapevole e non un ripiego. La parsimonia, tuttavia, non sembra contagiare ogni ramo della famiglia. Pippa Middleton, sorella di Kate e moglie del finanziere James Matthews, è stata descritta da alcuni vicini nel Berkshire come poco generosa con le mance. Il Daily Mail ha raccolto racconti che le hanno guadagnato l’etichetta di stingy tipper, ossia una cliente avara nelle gratifiche al personale.

È il rovescio meno elegante della medaglia: riutilizzare un vestito può diventare un esempio di sostenibilità, mentre risparmiare sulle mance rischia di essere letto come scarsa generosità. Alla fine, tra abiti riciclati, limoni di recupero e calzini rammendati, la famiglia reale britannica offre una lezione involontaria di costume. Il lusso, almeno per i Windsor, non significa necessariamente comprare sempre qualcosa di nuovo. E se il conto in banca non impone rinunce, resta comunque una domanda: perché buttare via ciò che funziona ancora? A corte, la risposta sembra semplice. La corona può essere d’oro, ma il principio è quello della nonna: prima di spendere, controllare se in casa c’è già qualcosa che va benissimo.