Dal primo Massimo Troisi ad Alberto Sordi, dal cinema d’autore alla commedia popolare, fino ai successi degli anni Duemila. È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, uno dei produttori che più a lungo hanno accompagnato e, in alcuni casi, anticipato le trasformazioni del cinema italiano. Ad annunciarne la scomparsa è stata la figlia Paola Lucisano, che insieme alla sorella Federica ha proseguito l’attività di famiglia. Poche parole affidate ai social: «Riposa in pace Papà».
Con Lucisano se ne va una figura che appartiene alla storia dell’industria cinematografica italiana almeno quanto a quella dei suoi film. Una carriera durata oltre settant’anni, costruita dietro le quinte ma legata a titoli, attori e registi entrati nell’immaginario collettivo. Ricomincio da tre, Il tassinaro, Il grande cocomero, Ninfa plebea, fino a Notte prima degli esami sono soltanto alcuni dei film ai quali è legato il suo nome.
Nato a Roma nel 1928, laureato in Giurisprudenza, Lucisano si avvicinò molto presto al cinema. Alla fine degli anni Quaranta e poi negli anni Cinquanta lavorò nel documentario, collaborando con l’Istituto Luce e con Documento Film. Era l’Italia che stava uscendo dal dopoguerra e che proprio attraverso il cinema avrebbe presto trovato uno dei suoi strumenti più potenti per raccontarsi al mondo. La svolta arrivò nel 1958, quando fondò la Italian International Film. Da quel momento il suo percorso si intrecciò con quello del cinema nazionale, attraversandone stagioni molto diverse senza rimanere prigioniero di una sola formula.
Da Troisi a Sordi, i film diventati parte dell’immaginario italiano
Tra i titoli più importanti c’è Ricomincio da tre, il film del 1981 che consacrò definitivamente Massimo Troisi. Un’opera destinata a diventare un classico della commedia italiana e a imporre una voce, quella dell’attore e regista napoletano, che avrebbe cambiato il linguaggio cinematografico di quegli anni. Ma nella lunga filmografia prodotta da Lucisano convivono esperienze molto diverse. C’è Alberto Sordi con Il tassinaro, c’è Il grande cocomero di Francesca Archibugi, c’è Ninfa plebea di Lina Wertmüller. E molti anni dopo arriverà anche Notte prima degli esami, uno dei fenomeni cinematografici italiani dei primi anni Duemila.
È forse proprio questa capacità di attraversare generazioni, generi e pubblici differenti a raccontare meglio la sua carriera. Lucisano aveva intuito che cinema popolare e qualità non dovessero necessariamente abitare mondi separati. Nel corso dei decenni ha legato il proprio nome a oltre cento produzioni, accompagnando l’industria italiana dalla stagione delle grandi sale fino all’espansione verso la televisione. Dal 2004, infatti, la Italian International Film ha esteso stabilmente la propria attività anche alla produzione televisiva, mentre già negli anni Novanta Lucisano, insieme ad Aurelio De Laurentiis, aveva investito nella realizzazione di cinema multisala a Roma.
Non soltanto produttore
Il suo peso nel settore andava oltre i film realizzati. Dal 1998 al 2001 Lucisano è stato presidente dell’Anica, l’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali, assumendo così un ruolo diretto nella rappresentanza dell’intero comparto. Nel 2007 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo nominò Cavaliere del Lavoro. Due anni più tardi arrivò anche il David di Donatello per i cinquant’anni di carriera, riconoscimento a un percorso che nel frattempo era già diventato parte della storia del cinema italiano. A raccoglierne l’eredità professionale sono state le figlie Paola e Federica, impegnate nelle attività produttive della famiglia. Ma il catalogo costruito da Fulvio Lucisano racconta qualcosa che va oltre una casa di produzione. Racconta l’evoluzione dello spettacolo italiano attraverso più di mezzo secolo: i grandi autori, la commedia, il cinema capace di parlare a un pubblico vastissimo, le trasformazioni dell’industria e infine l’incontro con la televisione.
Un produttore, per definizione, resta quasi sempre qualche passo dietro la macchina da presa. Eppure senza produttori capaci di riconoscere un’idea, assumersi un rischio e intuire un talento prima che diventi famoso, molti film semplicemente non esisterebbero. Fulvio Lucisano lo ha fatto per oltre settant’anni. E alcuni di quei film, nel frattempo, sono diventati pezzi della memoria italiana.

