Sono trascorsi 25 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, eppure il tempo non può cancellare ciò che accadde in quella mattinata newyorkese. Il mondo non può dimenticare, ma ancor meno possono farlo le famiglie e gli affetti di chi, quell’11 settembre, ha perso la vita per sempre. Rimane oggi l’immane dolore per quelle vite spezzate, insieme alla testimonianza di chi, ancora dopo 25 anni, continua a raccontare quel giorno e a cercare giustizia.
Daniel Nigro e il ricordo di quel giorno: “Il senso di tristezza non invecchia mai”
Negli attacchi dell’11 settembre 2001 si sono registrati 2.977 morti e oltre 6.000 feriti. Vite tragicamente e improvvisamente spezzate. Restano oggi le testimonianze di chi era lì ed è sopravvissuto, di chi ha visto tutto in diretta televisiva, attraverso un’edizione straordinaria del telegiornale che ha interrotto tutti i programmi, o di chi sapeva che, all’interno di quelle torri, c’era qualcuno a loro caro che stava trascorrendo una normale giornata di lavoro. Daniel Nigro, ex comandante dei Vigili del Fuoco di New York all’epoca degli attacchi alle Torri Gemelle, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Vatican News, raccontando cosa accadde quell’indimenticabile mattina. Nigro assunse il controllo dopo che il comandante Pete Ganci rimase ucciso nel crollo della Torre Nord, insieme ad altri 343 vigili del fuoco.
‘’Il senso di tristezza non invecchia mai: dopo 25 anni è sempre lo stesso. A volte mi stupisco di essere ancora qui. Non sono giovane, e quel giorno sono morti in tanti. E dopo di allora, molti altri sono morti a causa di malattie legate a quanto successo al World Trade Center. Penso a ogni membro che abbiamo perso e ai poveri civili che sono stati uccisi e a tutto ciò che si sono persi in 25 anni. Io sono stato così fortunato da poter assistere ai matrimoni delle mie figlie e veder nascere i miei nipoti. I miei amici e altri non hanno mai potuto vivere tutto questo e non posso fare a meno di provare tristezza, quest’anno e ogni anno’’, ha dichiarato Nigro. Durante l’intervista il comandante ha sottolineato l’importanza del lavoro del vigile del fuoco, e di tutti quei giovani che cimentandosi in questa professione devono sapere cosa sia accaduto quell’11 settembre. L’uomo afferma inoltre che, le cose non si possono cambiare, ma si augura, tuttavia, di rendere onore a coloro che non ci sono più usando meglio le nostre vite.
”[…] Mi auguro che prima o poi riusciamo a fare un passo indietro e dire: non possiamo cambiare quello che è accaduto quel giorno. È accaduto. È stato un giorno terribile. Ma come possiamo usare meglio le nostre vite per onorare coloro che sono morti? E il modo per farlo è essere generosi, essere gentili, essere attenti e non essere pieni di odio e vendicativi. E mi auguro che sia questo il messaggio del dopo 11 settembre: ricordiamo coloro che sono morti finché possiamo. E come afferma una fondazione, Tunnel to Towers, finché ne abbiamo la possibilità, facciamo del bene. È un messaggio straordinario.’’
L’ultimo grido di dolore: le voci delle vittime dell’11 settembre
Anche i social oggi sono inevitabilmente invasi dal ricordo di testimonianze e di squarci di quelle ultime conversazioni tra chi, quel giorno, sapeva di vivere i propri ultimi momenti e chi, dall’altra parte del telefono, iniziava a presagire il peggio. Telefonate, messaggi e parole pronunciate in fretta, come quelle di un pompiere nel suo ultimo messaggio radio: ‘’Dite a mia moglie che la amo. Qualunque cosa accada, ditele questo.’’ ‘’Ascoltami, mi devi ascoltare molto attentamente. Sono su un aereo. È stato dirottato. Ti amo tanto. Di’ ai miei figli che li amo tanto’’.
Queste sono state, invece, le parole di una hostess che si trovava a bordo del volo United Airlines 93. La sua ultima telefonata è rimasta registrata sulla segreteria telefonica del marito ed è stata successivamente resa pubblica. Nel corso degli anni, sono state rese note sempre più testimonianze, telefonate e sms diffusi dalle autorità che le avevano raccolte o dagli stessi familiari, desiderosi di condividere il proprio dolore. Audio e registrazioni che, ancora oggi, restituiscono la drammaticità di quelle ore. Dalle prime chiamate ai servizi di emergenza, fino ai messaggi di addio lasciati sulle segreterie telefoniche, o inviati attraverso i cellulari.
2.977 Lights Over New York Harbor
Un’installazione composta da 2.977 luci ha illuminato il cielo di New York per ricordare le vittime dell’11 settembre: una luce per ogni vita spezzata. Piccoli punti luminosi che, innalzandosi nel cielo, hanno ricreato progressivamente la sagoma delle Torri Gemelle. Un gesto simbolico, pensato per mantenere vivo il ricordo di ogni singola persona che perse la vita quella mattina. Il progetto è stato realizzato con il contributo dei familiari delle vittime, dei sopravvissuti e dei soccorritori, trasformando il cielo di New York in uno spazio di memoria e commozione. A Ground Zero, nel luogo in cui sorgevano i grattacieli, oggi si trovano due grandi vasche commemorative, circondate dai nomi delle vittime incisi nel bronzo: una testimonianza di una tragedia che il tempo non può cancellare né far dimenticare. Un omaggio silenzioso che unisce il ricordo delle vittime a quello di una città e di un mondo profondamente segnati da quella giornata.
