2.369 euro. È il prezzo che basta da solo a trasformare il nuovo iPhone Duo in qualcosa di più di uno smartphone. Apple entra nel mercato dei telefoni pieghevoli con un dispositivo che punta a distinguersi non soltanto per il prezzo, ma soprattutto per una tecnologia che prova a risolvere alcuni dei difetti più evidenti dei concorrenti. La domanda, allora, è inevitabile: perché costa così tanto?
La risposta non sta soltanto nel marchio Apple. Il Duo concentra in un unico dispositivo due schermi, una struttura pieghevole particolarmente complessa e una serie di soluzioni progettate per rendere l’esperienza più simile possibile a quella di un telefono tradizionale.
Il problema principale dei pieghevoli, finora, è stato proprio lo schermo interno. Un pannello flessibile non può essere realizzato con il normale vetro utilizzato dagli smartphone convenzionali e presenta quindi una superficie più sensibile, riflettente e soggetta alle impronte. E soprattutto, anche nei modelli più recenti, la piega centrale può rimanere visibile e percepibile al tatto.
Apple ha scelto di intervenire proprio su questo punto. Il display interno del Duo utilizza una particolare superficie nanotexture, una tecnologia già impiegata dall’azienda su alcuni monitor e computer professionali, anche se con una soluzione adattata al differente tipo di pannello. Il risultato, almeno nelle prime impressioni, è interessante: lo schermo appare opaco senza sacrificare la resa dei colori, limita fortemente riflessi e bagliori e trattiene meno le impronte.

Anche la piega centrale risulta molto meno evidente, sia alla vista sia al tatto. Non è soltanto una questione estetica. È un tentativo di eliminare quella sensazione di compromesso che ha accompagnato finora molti smartphone pieghevoli: dispositivi tecnologicamente avanzati, ma non sempre altrettanto piacevoli da utilizzare. Anche la videocamera FaceTime segue la stessa filosofia. È collocata sotto il display e rimane invisibile quando non viene utilizzata. Entro la fine dell’anno, inoltre, il Duo dovrebbe essere compatibile con Apple Pencil con porta USB-C, aprendo alla possibilità di prendere appunti, disegnare e annotare documenti direttamente sui due schermi.
Ma c’è un altro problema che Apple deve affrontare: il software.
Uno dei limiti dei pieghevoli Android è infatti rappresentato dall’interfaccia. Il passaggio dal display esterno a quello interno non è sempre perfetto e alcune applicazioni si adattano male ai diversi formati. Ci sono programmi che funzionano meglio in orizzontale, altri in verticale; finestre che diventano troppo grandi e modalità multi-finestra che non sempre risultano intuitive.
Apple sembra aver lavorato proprio sulla continuità dell’esperienza. I due schermi del Duo hanno lo stesso formato, 5:4, e questo permette alle applicazioni di mantenere una maggiore simmetria quando si passa da una superficie all’altra. Anche le transizioni tra telefono chiuso e aperto sono state curate in modo particolare. L’interfaccia di iOS 27 si adatta dinamicamente alla configurazione dello schermo, spostando gli elementi di controllo nelle zone più facilmente raggiungibili.
Naturalmente sarà una prova sul campo a stabilire se tutte queste promesse verranno mantenute. Un telefono tradizionale rimane, almeno per immediatezza, più semplice da utilizzare. Il Duo però sembra voler trasformare proprio questa semplicità perduta in una delle sue principali sfide.
E allora si torna al prezzo. 2.369 euro sono una cifra enorme per uno smartphone, anche per un prodotto premium. Ma il Duo non vuole essere soltanto un iPhone più costoso: vuole essere un oggetto capace di riunire telefono, piccolo tablet, strumento per il lavoro e dispositivo creativo in un unico corpo. È questa la vera scommessa di Apple. Non convincere tutti a comprare un pieghevole, ma convincere qualcuno che un telefono possa valere quanto un computer proprio perché riesce, letteralmente, a cambiare forma.
La domanda non è più soltanto se l’iPhone Duo sia troppo caro. È se, per una nuova generazione di utenti, possedere uno smartphone che si apre come un libro possa davvero valere 2.369 euro.
