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Il caso Melania Rea diventa una serie tv, da oggi su HBO Max

Debutta oggi su HBO Max Melania Rea, la serie tv dedicata al femminicidio della giovane donna di origini campane. A vestire i panni della protagonista, in una storia che ha profondamente segnato la cronaca italiana, è l’attrice Maria Esposito. La vicenda, risalente al 2011, continua ancora oggi a scuotere l’opinione pubblica e a suscitare grande attenzione. A distanza di anni, quella storia torna sul piccolo schermo con l’obiettivo di raccontare chi era Melania e riportare al centro del dibattito una tematica estremamente attuale: la violenza contro le donne.

Quando il cinema incontra la realtà

Arriva oggi su HBO Max la serie tv dedicata a Melania Rea. È Maria Esposito a vestire i panni della giovane donna, uccisa nel 2011, affiancata da Daniele Rienzo, che interpreta Salvatore Parolisi, sotto la direzione di Stefano Mordini. La produzione si compone di quattro episodi, che saranno distribuiti a partire da oggi, con cadenza settimanale. Un’interpretazione intensa, quella di Esposito, che punta a non concentrare il racconto esclusivamente sul femminicidio, ma a restituire spazio anche alla persona che era Melania: una donna, una mamma e molto altro. A sottolineare questo intento sono le stesse parole dell’attrice, che sui social ha voluto condividere il significato di questo ruolo: «Melania non era soltanto una vittima, era una persona. Una donna, una mamma, una figlia, una sorella, un’amica, una moglie. Ho avuto l’onore e la responsabilità di interpretare Melania Rea. Non ho raccontato un caso di cronaca, ho provato a raccontare lei». 

Dalla scomparsa alle sentenze: il femminicidio di Melania Rea

Carmela Rea, conosciuta come Melania, era una ragazza originaria di Somma Vesuviana, che viveva a Folignano con suo marito, Salvatore Parolisi, caporal maggiore del 235esimo Reggimento Piceno, e la loro bambina di appena 18 mesi, Vittoria. Il giorno del delitto, il 18 aprile 2011, si trovava in gita con la sua famiglia, nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo. Dopo la denuncia della scomparsa, da parte del marito, il suo corpo è stato ritrovato senza vita due giorni più tardi, grazie ad una segnalazione anonima, proprio nei pressi della zona in cui era scomparsa. Sul corpo sono state rinvenute 35 coltellate. Le indagini hanno successivamente rivelato che l’omicidio era stato consumato in luogo diverso da quello del ritrovamento del corpo della giovane mamma.

Se inizialmente tra le ipotesi investigative aveva preso piede quella di un delitto passionale, legato alle relazioni extraconiugali di Parolisi, i sospetti si sono progressivamente concentrati proprio sull’uomo. Il 19 luglio 2011 Salvatore Parolisi è stato arrestato per omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà, per poi essere condannato all’ergastolo il 26 ottobre 2012. Il  30 settembre 2013 la Corte d’Assise d’Appello de L’Aquila condanna Parolisi a 30 anni. Tuttavia, nel mese di febbraio 2015 la Suprema Corte di Cassazione annulla l’aggravante della crudeltà nei confronti dell’uomo. La Corte d’assise d’Appello di Perugia stabilisce una pena a venti anni di reclusione nel maggio del 2015. Parolisi, nel tempo, si è sempre dichiarato innocente.

‘’Una vita da ricordare e una lezione da custodire’’

Melania aveva soltanto 29 anni, un’intera vita davanti e una figlia piccola da crescere, affidata subito alle cure dei nonni materni. Un percorso giudiziario che, nel corso degli anni, ha attraversato diversi cambiamenti, ma che non ha potuto restituire Melania alla sua famiglia, costretta a convivere ogni giorno con un dolore troppo grande. In occasione dell’uscita della serie tv dedicata a sua sorella, Michele Rea ha dichiarato: «Mi chiamo Michele Rea, e sono il fratello di Melania Rea. In occasione dell’uscita di questa serie televisiva vorrei rivolgere un pensiero a tutte le persone che si avvicinano alla nostra storia. Dietro una vicenda raccontata sullo schermo c’è una realtà che non può essere dimenticata. C’è una famiglia che ha perso una figlia, una sorella, una persona amata. C’è un vuoto che nessuna parola può colmare e un dolore con cui si impara giorno dopo giorno a convivere.

Ma vorrei soprattutto che chi guardasse questa serie non si fermasse soltanto alla tragedia. Melania non era soltanto una vittima, era mia sorella, era una persona con i suoi sogni, il suo sorriso, i suoi affetti e il suo futuro. Ed è così che vorrei che fosse ricordata, prima ancora che in modo in cui le è stata tolta la vita. Mi auguro che questa storia possa lasciare qualcosa dentro ciascuno di voi. Che possa aiutare a comprendere quanto sia importante riconoscere i segnali della violenza. N0n giustificare mai il controllo, la paura e la sopraffazione, e non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno chiede aiuto. Nessuna forma di amore può trasformarsi in possesso. Nessuna relazione può togliere a una persona la libertà, la dignità e il diritto di vivere.

A chi guarda questa serie chiedo una cosa semplice ma per me fondamentale: non considerate quella di Melania soltanto una storia da vedere, ma una vita da ricordare e una lezione da custodire. Io sono suo fratello e porterò Melania con me per sempre, il mio desiderio è che attraverso questo racconto il suo nome non rimanga legato soltanto alla sua morte, ma continui a vivere nella memoria, nella consapevolezza e nel rispetto di chi avrà conosciuto la sua storia. Perchè Melania non deve essere ricordata soltanto per come è morta, ma soprattutto per il diritto che aveva di continuare a vivere. Con amore e in memoria di mia sorella, Michele Rea.» Un messaggio carico di commozione e di responsabilità, che invita a non dimenticare Melania come persona, prima ancora che come vittima, e che assume un significato ancora più forte in un mese dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.