È morta a Roma, il 7 ottobre 2026, Barbara Spinelli. Aveva 80 anni. Giornalista, saggista, editorialista ed ex parlamentare europea, ha attraversato più di mezzo secolo della storia italiana ed europea, osservandola prima dalle redazioni dei grandi quotidiani e poi direttamente dalle istituzioni di Bruxelles.
Ma raccontare Barbara Spinelli soltanto attraverso i suoi incarichi professionali e politici significa perdere una parte essenziale della sua storia. Perché la sua vicenda personale affonda le radici in una delle pagine più importanti del Novecento europeo.
Una famiglia che aveva già scritto la storia d’Europa
Barbara Spinelli nasce a Roma il 31 maggio 1946, pochi anni dopo uno degli eventi destinati a segnare il futuro del continente. Suo padre è Altiero Spinelli, antifascista, espulso dal Partito comunista italiano nel 1937 e confinato dal regime fascista. Proprio durante il confino a Ventotene, nel 1941-1942, Spinelli elabora insieme a Ernesto Rossi il celebre Manifesto di Ventotene, considerato uno dei testi fondativi dell’idea di un’Europa unita. Altiero Spinelli sarebbe poi diventato uno dei protagonisti del federalismo europeo.
Anche la madre di Barbara, Ursula Hirschmann, appartiene a quella generazione di intellettuali e militanti che attraversò le grandi fratture politiche del Novecento. Ebrea tedesca, antifascista e impegnata politicamente, Hirschmann aveva già tre figlie avute dal socialista liberale Eugenio Colorni, anch’egli legato alla nascita del Manifesto di Ventotene.
Barbara cresce dunque in un ambiente nel quale la politica, l’Europa, l’antifascismo e il confronto intellettuale non sono semplicemente argomenti di discussione, ma fanno parte della vita quotidiana. Quelle radici rimarranno un punto di riferimento lungo tutto il suo percorso.

Dal giornalismo alla grande stampa
Spinelli sceglie il giornalismo dopo un’esperienza di ricerca dedicata alla Jugoslavia e all’Europa orientale presso l’Istituto Affari Internazionali di Roma. Nel 1972 comincia a lavorare per Il Globo. L’anno successivo arriva a Bruxelles come corrispondente per Il Globo e L’Espresso: è l’inizio di un rapporto con l’Europa che accompagnerà gran parte della sua vita professionale. Nel 1976 partecipa alla fondazione de la Repubblica, entrando così in una delle esperienze editoriali più importanti del giornalismo italiano contemporaneo. Successivamente diventa corrispondente da Parigi.
È proprio negli ambienti della stampa che incontra alcune delle figure destinate ad avere un ruolo importante nella sua vita, tra cui l’editorialista Mario Pirani. Negli anni Ottanta passa al Corriere della Sera, per il quale è inviata speciale e corrispondente da Parigi. In seguito arriva a La Stampa, sempre dalla capitale francese, prima come corrispondente e poi come editorialista. Il suo rapporto con la Repubblica prosegue negli anni successivi: dal 2010 è nuovamente editorialista del quotidiano, incarico che mantiene fino al 2014. Dal 2016 inizia invece a collaborare con Il Fatto Quotidiano.
L’Europa non è soltanto un tema: diventa una scelta politica
Nel 2014 Spinelli compie un passaggio naturale, almeno nella prospettiva di una vita trascorsa a interrogarsi sul destino del continente: entra nel Parlamento europeo. Viene eletta con la lista L’Altra Europa con Tsipras e svolge il mandato dal 2014 al 2019. A Bruxelles ricopre anche l’incarico di vicepresidente della Commissione per gli affari costituzionali.
Il suo lavoro parlamentare si intreccia inoltre con i temi delle libertà civili, della giustizia, dei rapporti tra Unione europea e Russia, delle relazioni con Israele e del Mediterraneo. In seguito lascia la lista con cui era stata eletta e conclude il mandato all’interno del gruppo della Sinistra Unitaria Europea.

La scrittrice e il tema della memoria
Accanto al giornalismo e alla politica c’è un’altra Barbara Spinelli: quella della saggista. Nel corso degli anni pubblica numerosi libri dedicati alla politica, all’Europa, alla storia e alla memoria. Tra questi c’è “Il sonno della memoria. L’Europa dei totalitarismi”, pubblicato da Mondadori nel 2001.
È un libro nel quale Spinelli riflette sul rapporto difficile tra l’Europa e il proprio passato. Il rischio, nella sua analisi, è che la memoria dei totalitarismi rimanga confinata alle celebrazioni e ai discorsi ufficiali, senza trasformarsi davvero in una lezione politica per il presente. Un tema che, a distanza di un quarto di secolo, conserva una particolare forza. Per Spinelli ricordare non significava semplicemente conservare il passato. Significava soprattutto comprenderlo per evitare di ripeterne gli errori.
Una vita anche accanto a Tommaso Padoa-Schioppa
Nella sua vita privata ha avuto per molti anni accanto l’economista Tommaso Padoa-Schioppa, una delle figure più autorevoli della finanza e delle istituzioni europee. Il loro rapporto è durato fino alla morte di Padoa-Schioppa, avvenuta nel dicembre 2010. Anche questo legame racconta, in qualche modo, l’ambiente culturale e politico nel quale Spinelli ha costruito il proprio percorso: quello di una generazione profondamente legata all’idea europea, alla cultura politica e al confronto intellettuale.
Una voce sempre fuori dal coro
Nel corso della sua lunga carriera Barbara Spinelli ha attraversato giornali, libri e istituzioni senza rinunciare a una caratteristica che l’ha resa riconoscibile: la volontà di leggere la politica attraverso la storia. Figlia di due protagonisti dell’antifascismo e dell’idea federalista europea, giornalista nelle grandi capitali del continente, editorialista e infine europarlamentare, Spinelli ha costruito il proprio percorso attorno a una domanda rimasta centrale per tutta la sua vita: che cosa significa davvero essere europei e che cosa può insegnarci la storia? Con la sua morte si chiude una lunga stagione del giornalismo e della cultura italiana. Ma resta una produzione di articoli, libri e riflessioni che continua a interrogare il presente attraverso la memoria del Novecento.
