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Apu ritrova la voce nei «Simpson»: così la serie tv prova a voltare pagina

Il proprietario del Kwik-E-Mart riappare con il doppiaggio di Sunil Malhotra, dopo le polemiche sugli stereotipi legati alla comunità indoamericana. Gli autori promettono un personaggio capace di evolversi, senza cancellarne il passato.

Dopo anni trascorsi quasi esclusivamente sullo sfondo, Apu Nahasapeemapetilon è tornato a parlare nei Simpson. Il personaggio, proprietario del minimarket Kwik-E-Mart e presenza storica di Springfield, ha ritrovato la parola nell’episodio The Revengening, trasmesso negli Stati Uniti nell’ottobre 2026. La novità non riguarda soltanto il ritorno di una voce familiare: a interpretarlo è ora Sunil Malhotra, attore statunitense di origini indiane, chiamato a raccogliere un’eredità diventata controversa.

Per comprendere il significato di questa scelta bisogna tornare al 2017, quando il documentario The Problem with Apu, realizzato dal comico Hari Kondabolu, riaccese il dibattito sulla rappresentazione delle minoranze nei prodotti d’intrattenimento. Apu era da tempo uno dei personaggi riconoscibili della serie, ma il suo accento marcato, alcune battute e le caratteristiche attribuitegli avevano sollevato critiche per il modo in cui riproponevano luoghi comuni sulla comunità sudasiatica negli Stati Uniti.

La controversia che ha lasciato Apu senza battute

Per molti spettatori, il problema non era semplicemente l’esistenza di Apu, ma il modo in cui veniva raccontato. Il personaggio era caratterizzato da una dedizione quasi esasperata al lavoro, da una famiglia numerosa e soprattutto da un accento caricaturale. Elementi che, secondo i critici, rischiavano di trasformare una comunità reale in una figura comica costruita attraverso stereotipi.

A rendere la questione ancora più delicata era il doppiaggio originale affidato a Hank Azaria, attore bianco che interpretava Apu fin dal 1990. Dopo il dibattito suscitato dal documentario, Azaria riconobbe le criticità della propria interpretazione, si scusò pubblicamente e annunciò che avrebbe rinunciato al ruolo. La serie scelse progressivamente di ridurre la presenza del personaggio, fino a lasciarlo comparire senza più dialoghi. Apu non era scomparso del tutto da Springfield, ma per quasi nove anni era rimasto ai margini delle conversazioni. Una soluzione che aveva evitato di riaprire direttamente la polemica, senza però affrontare fino in fondo la questione centrale: come raccontare il personaggio in modo diverso?

Il ritorno prende in giro anche il lungo silenzio

Il nuovo episodio gioca proprio sull’assenza prolungata di Apu. Nella storia, il personaggio torna al centro degli eventi e rimprovera agli abitanti di Springfield di essersi dimenticati di lui. «Tutta la città si è dimenticata di me», dice, ricevendo da Homer una risposta rassicurante: «Dai, non potrebbe mai succedere. Springfield ti vuole bene». La battuta funziona su due livelli. Da una parte richiama il legame tra Apu e la comunità immaginaria in cui vive; dall’altra allude alla lunga parentesi in cui il personaggio era rimasto senza voce. È un modo per trasformare una vicenda controversa in materiale narrativo, riconoscendo almeno implicitamente che la sua assenza era diventata parte della storia stessa della serie.

Il ritorno non significa, però, che tutte le questioni legate alla rappresentazione siano state risolte. Un episodio può riaprire una porta, ma sarà il modo in cui Apu verrà scritto nelle prossime puntate a chiarire se gli autori riusciranno davvero a superare i limiti contestati negli anni precedenti.

Sunil Malhotra e la nuova fase del personaggio

La scelta di Sunil Malhotra si inserisce in un cambiamento più ampio nella produzione dei Simpson. Dal 2020 la serie ha iniziato ad affidare alcuni personaggi appartenenti a minoranze etniche a interpreti con origini analoghe. È il caso, per esempio, di Carl Carlson, collega di Homer alla centrale nucleare di Springfield, doppiato dall’attore Alex Désert, di origini haitiane.

Il cambio di voce, da solo, non basta a garantire una rappresentazione più articolata. Può però contribuire a modificare il processo creativo, soprattutto quando è accompagnato da una maggiore attenzione alla scrittura e alle esperienze dei personaggi. Il produttore esecutivo Matt Selman ha spiegato a Variety che Apu dovrebbe tornare a essere una presenza ricorrente. L’intenzione, ha dichiarato, è quella di scriverlo «in modo intelligente, permettendogli di evolversi». Non si tratterebbe quindi di un’apparizione isolata, ma dell’avvio di una nuova fase per uno dei personaggi più conosciuti della serie.

Apu, del resto, non è mai stato soltanto il negoziante dietro il bancone del Kwik-E-Mart. Nel corso degli anni è stato raccontato anche attraverso il rapporto con Homer, il matrimonio con Manjula e la vita familiare. Riprendere questi aspetti potrebbe offrire agli sceneggiatori l’opportunità di andare oltre le caratteristiche che lo avevano reso oggetto di critiche.

Una ripartenza che riguarda anche Manjula

Il rinnovamento potrebbe coinvolgere anche Manjula, la moglie di Apu, per la quale è stata scelta Janina Gavankar come nuova doppiatrice. La presenza di entrambi gli interpreti apre la strada a un possibile ritorno della famiglia Nahasapeemapetilon nelle trame della serie.

Sarebbe un passaggio importante, perché permetterebbe di raccontare i personaggi attraverso relazioni, conflitti e vicende personali, invece di limitarli a pochi tratti riconoscibili. La sfida per gli autori sarà mantenere l’ironia tipica dei Simpson senza affidarsi a rappresentazioni semplicistiche dell’identità culturale. Il caso di Apu mostra quanto sia cambiato il dibattito pubblico intorno alla televisione e alla comicità. Personaggi nati in un contesto culturale diverso possono essere riletti alla luce di sensibilità nuove, senza che questo imponga necessariamente di cancellarli dalle storie.

La questione è capire come farli evolvere. Dopo quasi un decennio senza battute, Apu è dunque tornato a parlare. La nuova voce rappresenta un segnale concreto, ma il risultato dipenderà dalle prossime puntate: non basterà restituirgli il microfono, se il personaggio resterà prigioniero degli stessi schemi del passato.