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Addio a Jeffrey Archer, autore da oltre 300 milioni di copie tra letteratura, politica e scandali

Jeffrey Archer, tra i più celebri e prolifici narratori britannici della sua generazione, è morto all’età di 86 anni. La notizia è stata comunicata dalla casa editrice HarperCollins, che ha riferito di una scomparsa avvenuta «improvvisamente e serenamente» nella sua abitazione. Archer, che aveva continuato a scrivere fino agli ultimi giorni, lascia una produzione letteraria sviluppatasi nell’arco di circa cinquant’anni e capace di superare i 300 milioni di copie vendute nel mondo.

Romanziere, autore di racconti e drammaturgo, Archer aveva costruito il proprio successo internazionale attraverso storie caratterizzate da intrighi, ambizione, conflitti familiari e improvvisi rovesciamenti del destino. Tra i libri che lo hanno reso famoso figurano Non un soldo di più, non un soldo di meno, Caino e Abele, La figlia di Abele, Primo fra tutti, L’icona, Sulle ali di un sogno, L’onore dei ladri, Quarto potere e L’undicesimo comandamento. Le sue opere sono state pubblicate anche in Italia da diversi editori.

Una parte importante della sua produzione più recente è rappresentata dalla saga dei Clifton, iniziata nel 2011. I sette romanzi della serie seguono le vicende intrecciate di due famiglie attraverso un arco temporale di circa un secolo. In Italia sono usciti con i titoli Solo il tempo lo dirà, I peccati del padre, Un segreto ben custodito, Attento a quel che desideri, Più della spada, Quando sarà il momento e Questo fu un uomo.

Negli ultimi anni lo scrittore aveva inoltre creato un nuovo protagonista seriale, il detective William Warwick, al centro di una successione di romanzi pubblicati in Italia da HarperCollins: Chi nulla rischia, Nascosto in bella vista, Occhio non vede e Nemmeno sul mio cadavere.

Dalla politica alla narrativa

Nato a Londra il 15 aprile 1940, Archer trascorse gran parte della giovinezza a Weston-super-Mare, nel Somerset. Prima di conquistare le classifiche internazionali, intraprese una carriera politica nelle file dei Conservatori. Nel 1969 venne eletto alla Camera dei Comuni per il collegio di Louth e rimase in Parlamento per cinque anni. Successivamente assunse l’incarico di vice presidente del Partito conservatore. Nel 1992 arrivò anche la nomina a pari a vita, che gli consentì di entrare nella Camera dei Lord.

La parabola politica di Archer fu però segnata da una vicenda giudiziaria destinata ad avere conseguenze profonde sulla sua reputazione pubblica. Nel 2001 venne condannato a quattro anni di reclusione per falsa testimonianza e intralcio alla giustizia. La condanna era legata a una causa per diffamazione intentata contro il Daily Star nel 1987: Archer aveva ottenuto un risarcimento di 500 mila sterline, ma una successiva indagine stabilì che la versione dei fatti da lui sostenuta era stata costruita attraverso elementi falsi.

Scarcerato nel 2003, tornò successivamente alla Camera dei Lord, dalla quale si ritirò nel 2024. L’esperienza dietro le sbarre divenne in seguito anche materiale letterario, dando origine alla trilogia non-fiction Prison Diaries, composta da Hell – Belmarsh, Purgatory – Wayland e Heaven e North Sea Camp.

L’ultimo romanzo

La scomparsa di Archer è avvenuta a pochi giorni dalla pubblicazione del suo ultimo romanzo, Adam and Eve. Fino a pochissimo tempo prima lo scrittore aveva continuato a incontrare i lettori e a presentare il nuovo libro. Domenica scorsa era stato al Leicester Square Theatre di Londra insieme al presentatore e scrittore Gyles Brandreth, in occasione di un appuntamento dedicato al romanzo. Archer aveva parlato con il pubblico e firmato copie del libro. Brandreth ha raccontato che l’autore aveva definito Adam and Eve il suo ultimo lavoro, ricordandolo come una persona brillante, comunicativa e ancora pienamente capace di coinvolgere gli ascoltatori attraverso il racconto.

Nei giorni precedenti aveva fatto visita anche alla Wellington School, istituto frequentato durante la giovinezza, per presentare il nuovo romanzo. Era inoltre atteso al Cheltenham Festival per un ulteriore incontro con i lettori. HarperCollins lo ha ricordato come un autentico «maestro della narrazione», sottolineando il rapporto speciale che aveva sempre mantenuto con il proprio pubblico. La sua capacità di costruire trame ricche di tensione e personaggi destinati a confrontarsi con ambizione, potere, fortuna e cadute aveva contribuito a trasformarlo in uno degli autori più letti della narrativa popolare contemporanea.

Una vita segnata da successi e controversie

Accanto alla straordinaria fortuna editoriale, la biografia di Archer è stata dunque caratterizzata da una costante esposizione pubblica e da episodi controversi. Letteratura e politica hanno rappresentato due dimensioni fondamentali della sua esistenza, spesso accompagnate da vicende giudiziarie che hanno alimentato l’interesse dei media nei suoi confronti. Nella vita privata, Archer era sposato con Mary, scienziata, con la quale quest’anno aveva raggiunto il traguardo dei sessant’anni di matrimonio. La coppia aveva avuto due figli e cinque nipoti.

La morte dello scrittore ha suscitato reazioni anche nel mondo politico britannico. La leader dei Conservatori Kemi Badenoch ha parlato di uno «shock enorme», ricordando di aver ricevuto proprio la mattina della sua scomparsa un messaggio da Archer. Anche l’ex cancelliere dello Scacchiere Nadhim Zahawi, che lo ha definito un caro amico, ne ha ricordato l’energia, l’ironia e il talento nel raccontare storie.

Con Archer scompare una figura difficile da collocare in una sola definizione: scrittore di enorme successo popolare, uomo politico, protagonista di una controversa vicenda giudiziaria e autore capace di trasformare anche le esperienze più complesse della propria vita in materia narrativa. Una carriera lunga mezzo secolo, accompagnata da centinaia di milioni di lettori, che ha fatto di Jeffrey Archer uno dei nomi più riconoscibili della narrativa britannica contemporanea.