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“Non mi arrendo”. Salvatore Borsellino continua la sua battaglia: dopo 34 anni ancora nessuna verità sulla strage di via D’Amelio

Salvatore Borsellino

A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, Salvatore Borsellino continua la sua battaglia per ottenere piena verità e giustizia sull’attentato che il 19 luglio 1992 costò la vita al fratello Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina. A 84 anni, il fratello del magistrato ribadisce di non voler interrompere il suo impegno e denuncia quella che definisce una persistente mancanza di risposte da parte delle istituzioni.

Le sue dichiarazioni arrivano a pochi giorni dalle commemorazioni dell’anniversario della strage, avvenuta appena 57 giorni dopo l’attentato di Capaci, in cui furono assassinati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

“Ancora nessuna verità, si continua a depistare”

Secondo Salvatore Borsellino, dopo oltre tre decenni non è stata ancora fatta piena luce sull’attentato. “A 34 anni di distanza non abbiamo ancora ottenuto giustizia e verità”, afferma, criticando anche il clima che accompagna ogni anno le celebrazioni.

Il fratello del magistrato si sofferma anche sulla recente visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palermo, spiegando di aver seguito poco le notizie relative all’evento. Critica inoltre la scelta di esporre la vettura di Giovanni Falcone e ricorda la presenza della borsa del fratello in Parlamento, sostenendo che si tratti di elementi che dovrebbero essere considerati reperti fondamentali per la ricostruzione dei fatti.

Un altro tema centrale riguarda la scomparsa della celebre agenda rossa di Paolo Borsellino. Salvatore Borsellino accoglie con favore la querela presentata dall’ex generale dei Carabinieri Mario Mori nei suoi confronti, ritenendo che il procedimento possa offrire l’occasione per tornare a discutere in sede giudiziaria della sparizione dell’agenda, che continua a considerare uno dei principali misteri legati alla strage.

Le accuse alla Commissione Antimafia

Salvatore Borsellino rivolge dure critiche anche alla Commissione parlamentare Antimafia, accusandola di portare avanti quello che definisce un “depistaggio istituzionale”. A suo giudizio è un errore separare la strage di via D’Amelio dagli altri attentati mafiosi del 1992 e del 1993, come quelli di Capaci, via dei Georgofili e via Palestro.

Secondo il fratello del giudice, attribuire l’accelerazione dell’attentato esclusivamente al dossier “mafia e appalti” non spiegherebbe né la rapidità con cui venne organizzata la strage né la successiva scomparsa dell’agenda rossa. Per Borsellino, invece, esisterebbe un filo conduttore che collegherebbe le diverse stragi e che comprenderebbe anche elementi riconducibili all’eversione nera.

“Il 19 luglio nessun politico in via D’Amelio”

In vista delle commemorazioni del 19 luglio, Salvatore Borsellino ribadisce una posizione già espressa negli anni precedenti: alle iniziative organizzate in via D’Amelio saranno benvenuti tutti i cittadini, ma non i rappresentanti della politica e delle istituzioni.

Nel suo intervento affronta infine anche il tema della sicurezza a Palermo. Commentando l’ipotesi di impiegare l’esercito per il controllo del territorio, sostiene che la prevenzione sia più efficace della sola repressione. Esprime inoltre preoccupazione per il ritorno in libertà di numerosi detenuti condannati all’ergastolo che non hanno collaborato con la giustizia e critica alcune riforme che, a suo avviso, rischierebbero di indebolire l’indipendenza della magistratura, principio che considera uno dei pilastri della Costituzione.